26.11.2019

Dopo le elezioni del 2019 - III

Alcune considerazioni: le violenze della polizia e dei manifestanti.

Era ragionevole credere che le violenze di queste ultime settimane avrebbe eroso e anche considerevolmente il consenso dei manifestanti. Qualche maligno aveva avanzato l'ipotesi che fosse in azione un gioco di squadra in qualche modo organizzato da Pechino: spingere i manifestanti verso soluzioni estreme, ovvero costringere la polizia ad alzare il livello di intervento. La strategia sarebbe stata dunque quella di presentare il Governo di Hong Kong e le liste di sostegno a  Pechino come le uniche capaci di mediare tra schieramenti opposti. La composita e numerosa comunità economica di Hong Kong - colpita dai severi ritorni economici delle manifestazioni - avrebbe pilotato l'orientamento della cittadinanza verso soluzioni meno estreme e più ragionevoli. 

Da qualche parte si era parlato - davvero non si capisce bene sulla base di quali prove - di una dura politica di repressione segreta, volta ad eliminare le persone che avevano espresso sostegno per i manifestanti senza tuttavia essere dirigenti di primo piano. In effetti si hanno casi di morti sospette, ma fino a prove schiaccianti non basta trovare incongruenze per parlare di una strategia delle 'morti per intimorire i manifestanti'.

In ogni caso: qualunque cosa sia successa a Hong Kong in queste settimane, sia stato il caso o una regia politica, sia stata audacia degli studenti o violenta repressione poliziesca, il risultato è comunque lapidario nella sua evidenza. Lo schieramento democratico ha un sostegno imponente che nemmeno i gesti più sciocchi e provocatori di una frangia di manifestanti ha incrinato. Sebbene la popolazione di Hong Kong abbia tradizionalmente più a cuore la vita economica della città che il dibattito politico, il sostegno dato alle liste democratiche chiude ogni discussione possibile sul comportamento della polizia. Ovvero: le elezioni rendono esplicito a tutto il mondo e a Pechino che per quanto possa avere agito in condizioni di estrema difficoltà e di comprensibile tensione, il comportamento della polizia di Hong Kong nel reprimere le manifestazioni studentesche è andato molto oltre il tollerabile e ha richiesto una risposta energica e di massa.

Il governatore di Hong Kong, la stessa Pechino, possono portare a proprio favore molte considerazioni ovvie e legittime sulle ragioni dell'intervento della polizia. Ma a fronte di queste considerazioni sta una risposta elettorale di tali proporzioni da trasformarsi - lo si voglia o no - in un vero e proprio referendum contro la polizia e i mezzi che ha usato per contenere la rivolta. 

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