26.11.2019

Dopo le elezioni del 2019 - I

Inasprimento dello scontro, repressione, trionfo elettorale del liste Pro-democrazia

Giungono da più parti richieste di aggiornamento rispetto alla situazione di Hong Kong.
In effetti sono successe diverse cose dall'ultima volta in cui si è intervenuti sull'argomento. Ma è anche vero che la prospettiva di uno storico ha questi limiti evidenti: ragiona su prospettive storiche di più ampio respiro. Dunque gli avvenimenti di un giorno, di un mese - per quanto importanti possano essere - raramente cambiano il senso delle riflessioni già espresse (sempre che siano corrette, naturalmente).

La sera del 24 Novembre 2019, a urne appena chiuse, si è immediatamente delinato il successo completo - un vero trionfo - dei rappresentanti che la stampa di Hong Kong definisce ora Pan-democrats ora Pro-democrazia. Il successo è reso completo, un linguaggio più infatico userebbe forse l'aggettivo devastante, dalla forte rappresentanza dei democratici anche tra i cosiddetti indipendenti. La lista legata a Pechino - DAB - è andata incontro a una sconfitta di proporzioni non immaginabili.

Non è la prima volta che succede. Già nelle elezioni del 2003 - dunque solo sei anni dopo il ritorno di Hong Kong alla Cina (sebbene sotto condizioni) - le liste legate a Pechino avevano subito una sconfitta notevole fermandosi a una percentuale al di sotto del 30%.  A rendere in qualche modo meno evidente la natura di quella sconfitta c'era la notevole frammentazione dello schieramento democratico.

Un altro dato che induce a riflessione attenta riguarda la percentuale dei votati. Il numero di coloro che è andato a votare. Nel 2019 era registrati 4.130.000 persone contro i 3.120.000 del 2003. Nel 2003 la percentuale dei votanti era stata del 47,01% oggi, nel 2019, siamo davanti al clamoroso 71%. Dunque il consenso raggiunto dalle pur imponenti manifestazioni di piazza di questi ultimi mesi è ancora inferiore a quello elettorale. 

Ed ancora un dato pare di estremo interesse: molti dei candidati delle liste vicino a Pechino non hanno perso voti, ma li hanno incrementati in assoluto. Il che significa, o potrebbe significare, che la massiccia partecipazione al voto del 2019 (quasi un raddoppio dei cittadini che hanno esercitato il diritto di voto) ha coinvolto segmenti della società che non avevano votato nelle precedenti elezioni. Facile presumere che tra i giovani che si sono affacciati al voto per la prima volta i partiti Pro-democrazia abbiano fatto il pieno.

I/ V