11.07.2019

Le manifestazioni di Hong Kong, la Cina e noi - IV

Quali sono le cause di questa crisi è lungo da dire e richiederebbe molte pagine. A nostro avviso la protesta di Hong Kong ha elementi specifici che non riguardano altre realtà. E tuttavia presenta anche caratteri comuni a altre grandi città cinesi dell'Est. Fino ad oggi la protesta di Hong Kong non si è allargata. E tuttavia sono ormai visibili le criticità che potrebbero - un domani non troppo lontano - vedere sollevarsi anche le popolazioni delle città della Cina. Questa preoccupazione - sebbene non espressa a chiare lettere - è riconoscibile nella letteratura di partito di queste settimane.

In generale. Qualunque abitante di una città cinese, specie se laureato e con un lavoro decoroso o ben pagato, conosce bene quale peso lo attende. Non sa se avrà una pensione, non sa come e dove curarsi quando giungerà il momento. Per quanto il suo benessere sia stabile, troppe cose lo stanno intaccando. L'inquinamento, il traffico (quasi tre ore tra andare e tornare dal lavoro è la media per tanti). L'acquisto della casa che ha compresso gli altri consumi. Gli orari durissimi di lavoro, ben superiori alle 8 ore e spesso senza alcun riposo sabato e domenica. E poi la necessità di aiutare economicamente i genitori, spesso pensionati a cinquant'anni con pensioni troppo basse e, talora, i nonni.  Il pur ricco salario viene quasi completamente schiacciato da ognuna di queste voci.

Questa fortissima pressione non solo è molto superiore a quella di qualunque lavoratore europeo o americano, ma non pare nemmeno destinata a finire. Nel corso del 2018 sono state rese pubbliche le stime fornite dai centri di pianificazione demografica. All'attuale ritmo di calo della popolazione si stima che nel 2050 la Cina avrà perso quasi 500 milioni di persone. In altre parole non ci saranno giovani che subentrino a quelli attuali nel sostenere l'economia e i mercati cinesi.

A questa pessima notizia - ormai flusso demografico, quindi non previsione ma dato certo come minimo fino al 2040 - si aggiunge il massiccio numero di lavoratori che sono in pensione e che andranno in pensione. In breve - come successo in precedenza in altri stati - il mercato del lavoro ha già prodotto il ribaltamento della piramide. Non più una base larga di lavoratori che sostiene un limitato numero di anziani, ma uno sterminato esercito di anziani che graverà ancora per molti anni su una ristretta quantità di lavoratori. Il quarantenne di oggi non soltanto sta lavorando come nessun altro prima di lui, ma dovrà continuare a farlo per molti decenni ancora e non si intravede come e chi potrà sostituirlo. La robotizzazione della manifattura è una soluzione, ma non basta a produrre quanto serve per garantire pensioni adeguate allo sforzo compiuto e al tenore di vita acquisito in questi anni.

In questo contesto difficile e ricco di ansie ci sarebbe bisogno di aiuti dallo Stato, di alleggerimenti, di sostegni (sanità, asili, traffico). E invece un fiume rilevante (imponente?) della ricchezza nazionale se ne va per quelle che a molti di loro paiono ormai cause perse. Campagne troppo povere per essere salvate, regioni troppo arretrate per crescere. Milioni di uomini che ai margini del progresso cinese sembrano ormai solo un peso. Molti se ne assumono il carico in silenzio; molti altri sbuffano e dicono ‘basta!'. Hong Kong è da questo punto di vista quasi perfetta: con una sola parola ‘indipendenza' si abbandona il ‘mezzogiorno' della Cina a sé stesso e si può ripartire per un futuro più ricco e meno angoscioso.

In Hong Kong - oltre a queste ragioni di fondo - se ne aggiunge una minore ma non irrilevante: il turismo. Il senso di distanza che è venuto a formarsi tra gli abitanti di Hong Kong e la Cina è cresciuto sulla pressione enorme e sguaiata di un imponente turismo di massa che dalla Cina si è riversato in Hong Kong. Il governo ha fatto il possibile per educare e informare coloro che dalla Cina andavano a Hong Kong invitandoli a uniformarsi a criteri di educazione e discrezione. Tentativi giusti e generosi ma falliti. Gli abitanti di Hong Kong si sono di colpo trovati davanti a una caricatura di sé stessi: le denunce sono state continue. Dai bisogni fatti in strada, all'urlo continuo, lo sputo, eccetera. I giornali di Hong Kong da anni ormai sono pieni di lettere di lettori indignati che si chiedono ‘Ma questi da dove sono venuti?'. Forse gli abitanti di Hong Kong si sentirebbero ancora abbastanza cinesi se il loro stile di vita quasi britannico non fosse stato di colpo profanato da folle di turisti che hanno trattato le strade della città come se fossero in un'aia rurale. L'errore è stato ingenuo, ma le conseguenze disastrose.

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