11.07.2019

Le manifestazioni di Hong Kong, la Cina e noi - III

In sede di analisi, e venendo incontro alle molte richieste che sono state avanzate a chi scrive, sembrerebbe da sottolineare:

Comunque lo si voglia vedere e raccontare, quanto avvenuto nelle strade di Hong Kong esprime una distanza dalla Cina, da Pechino, dal Governo cinese di impressionante vastità.

Solo una ventina di anni fa, quando Hong Kong venne restituita alla Cina, le strade di Hong Kong erano piene di folle ugualmente numerose, ma in lacrime per la commozione davanti al realizzarsi di un sogno lungamente atteso: il ricongiungimento con la madrepatria. La rapida perdita di credibilità del governo cinese ha molte ragioni ed è conseguenza di una lunga serie di evitabili errori. Questi tuttavia non bastano a spiegare un così radicale mutamento dell'opinione pubblica.

La Hong Kong che commossa celebrava il ritorno alla Cina nel 1997 sapeva già - e assai bene - cosa era accaduto a Tienanmen nel 1989. Ciò nonostante quelle vicende, pur inquietando, non scalfivano la soddisfazione per la portata secolare del ricongiungimento che poneva termine al ‘secolo delle umiliazioni';

Il Governo cinese non ha commentato in modo aperto: tuttavia sulla stampa sono comparsi articoli molto duri che definiscono i responsabili "cospiratori al soldo di nemici della Cina". Inevitabile che ci siano cospiratori; inevitabile che il Governo cinesi giochi questa carta. Ma la tesi non pare convincente, non seduce per nulla;

È un dato di fatto che negli ultimi anni la situazione interna cinese è andata facendosi più difficile. Per Taiwan si può certamente parlare di pesante ingerenza americana: da settanta anni il Dipartimento di Stato usa Taiwan come leva per creare difficoltà - o per scioglierne - con la Cina.

Ben diversa la situazione in Tibet e Xinjiang. Si tratta di vastissime aree poco popolate dove è evidente che il Governo cinese ha problemi di ordine pubblico. In questo contesto, reso più difficile dalla paura del sorgere del terrorismo, sono state attivate misure di repressione e di ‘educazione' della popolazione che hanno suscitato l'allarme internazionale, anche nei tanti che hanno sempre avuto un atteggiamento di comprensione verso i problemi di Pechino e della Cina;

Le proteste di Hong Kong - formalmente iniziate ormai da qualche anno - hanno aggiunto anche la ex-colonia alle aree di crisi.

A Hong Kong è apparsa chiara la frattura venuta a crearsi tra Governo e popolazione giovanile. Il mondo degli under 40 - non solo loro, ma in grande prevalenza loro - è su posizioni di forte rigetto. Alcuni slogan denotano uno stato di insofferenza che preoccupa.

È lecito chiedersi quanto i giovani cinesi, passati attraverso le stesse esperienze dei giovani di Hong Kong, ne condividano l'insofferenza. Da una parte si sentono traditi e umiliati da questa affermazione di ‘diversità' di Hong Kong. Dall'altra stentano a capire ed accettare questo totalitarismo di vecchio stampo in una realtà così evoluta e, spesso, all'avanguardia.

Nei confronti dei giovani e di questa nuovissima Cina che è nata nel benessere delle città e ha problemi completamente nuovi, il governo cinese ha finora manifestato molta duttilità e intelligenza. Ha saputo muoversi in modo efficace alternando ascolto e durezza. Ma tutto questo non ha risolto lo iato: la Cina pare, ogni giorno di più, divisa tra un mondo di giovani che guarda al domani e ragiona in termini di futuro (dunque anche di allentamento del totalitarismo dello stato cinese) e la gran parte del paese ancora arretrato, spesso sulla soglia della povertà. Con problemi di difficilissima soluzione a livello di governo locale, dirigenza imprenditoriale, credito, sanità… per non parlare che delle aree più critiche.

3/... (continua)