11.07.2019

Le manifestazioni di Hong Kong, la Cina e noi - I

È difficile che l'Oriente - e la Cina in particolare - offra immagini così eloquenti. Hong Kong: le strade gremite di folla hanno destato interesse in tutto il mondo.

Qualcuno si chiede se siano l'inizio di qualcosa di nuovo, forse di importante. Di evidente c'è solo che la protesta è andata molto oltre le sue ragioni iniziali, ovvero il ritiro di una legge sull'estradizione maldestramente presentata, poi accantonata. E che ora i dimostranti chiedono venga definitivamente cancellata.

Negli ultimi anni a Hong Kong si sono avute diverse manifestazioni. Non siamo più davanti a una mobilitazione eccezionale ma al prendere forma di qualcosa che potrebbe sembrare un movimento. Sebbene sia sempre pericoloso parlare di ‘organizzazione' è indubbio che quanto si è veduto nelle strade di Hong Kong le assomigli molto: maggiore attenzione e non esporre i leader, maggiore prudenza nel muoversi, meno improvvisazione e - al tempo stesso - una maggiore determinazione. E, soprattutto, un clamoroso successo di massa con manifestazioni cui hanno partecipato anche due milioni di persone.

In questa sede è forse utile riassumere alcuni degli elementi che sembrano a chi scrive più rilevanti. Magari si mancherà di precisione, alcuni dettagli potrebbero essersi sviluppati in modo diverso. Non è questo il punto: c'è bisogno di un'analisi che prescindendo da qualunque considerazione morale - del tutto inopportuna in questa sede - metta in evidenza alcuni fattori della protesta. È assai probabile che il mondo intero dovrà di nuovo occuparsene, tra breve. Il sospetto, piuttosto forte, è che si sia agli albori di qualcosa che potrebbe essere molto importante per tutti.

Il motivo scatenante, per irrilevante che sia, è legato a un reato - omicidio - compiuto da un ragazzo di Hong Kong a Taiwan. Una ragazzina di nome Poon Hiu-wing sarebbe stata uccisa dal suo ragazzo Chan Tong-kai, poi immediatamente rientrato a Hong Kong. Non esiste una legge che consenta l'estradizione di un criminale da Hong Kong a Taiwan: dunque il sospetto colpevole è in una botte di ferro. Ma il reato è odioso, qualcosa va tentato. Prevale la decisione di adottare una legge che consenta l'estradizione e - pare - viene rifiutata la possibilità di adottare una soluzione provvisoria - ad personam - che non costringa a rivedere l'intera normativa esistente.

Per come viene formulata e annunciata, la riforma di quanto presiede all'estradizione appare immediatamente all'opinione pubblica di Hong Kong come un ‘via libera' che renderà possibile estradare da Hong Kong alla stessa Repubblica Popolare di Cina tutti coloro che risultano indagati o condannati per reati compiuti in Cina.

In breve la non piccola colonia di persone che sono riparate a Hong Kong per sfuggire al potere cinese teme - probabilmente a ragion veduta - che dall'estradizione di criminali comuni si possa passare presto a quella di dissidenti politici. In effetti in Cina molti reati ‘di opinione' sono assimilati a reati comuni. Il dubbio è legittimo.

Ma, in Hong Kong, vivono a transitano persone che hanno ulteriori motivi di preoccupazione. Molte organizzazioni religiose - cristiane o di altra natura - hanno sede a Hong Kong e da qui gestiscono un numero davvero infinito di attività in Cina che - spesso sotto la copertura di ONG - portano avanti un'azione di proselitismo che il Governo cinese non approva o che ha già esplicitamente condannato. Queste organizzazioni si vedono a rischio.

Sempre a Hong Kong operano intellettuali dei più diversi orientamenti che hanno abbandonato la Cina per affrancarsi da controlli e vincoli ideologici particolarmente opprimenti. Anch'essi temono che questa legge significhi la fine di uno stato di protezione.

Infine, ma la lista potrebbe proseguire ben più a lungo, in Hong Kong operano studi di avvocati che cercano di seguire al meglio la non facile opera di difesa di coloro che - soprattutto per motivi politici - sono perseguitati (o temono di poterlo essere) in Cina.

1/... (continua)