17.12.2018

Sun Yatsen, Pechino e Taipei - VI

A integrazione dell'articolo comparso su Limes 11 / 2018

La rivolta studentesca del 1919 fornisce un nuovo tassello per fare luce sul pensiero di Sun. Il risveglio della Cina deve avvenire su base individuale, solo se ognuno segue il proprio cammino di liberazione la Cina potrà rinascere. Tuttavia la libertà individuale viene percepita come una (pur splendida) conquista in negativo, ovvero mi sono liberato da qualcosa che mi opprime ma raramente sfocia in un affermativo mi sono liberato per raggiungere qualcosa che desidero. Il XX secolo è testimonianza continua di movimenti rivoluzionari forti nel liberarsi da qualcosa, ma del tutto privi di obbiettivi comuni - fino alla sconfitta della rivoluzione - una volta superata la fase della ‘liberazione'.

Le difficoltà della rivoluzione cinese, l'insperato sostegno da parte della III Internazionale, portano infine il neonato Partito Nazionalista (GMD) ad accogliere come membri del partito gli iscritti al Partito Comunista Cinese. Nel momento in cui Sun indica il partito come leader di un processo pedagogico che deve portare alla rinascita della Cina, l'ingresso nel partito dei comunisti pone problemi scottanti. Sun sarà deciso nel sopprimere ogni forma di rappresentanza interna. In un dibattito del 1924 - pochi mesi prima della sua morte - con Huang Jilu, delegato del Nordamerica, Sun insiste che l'ingresso dei comunisti nel Partito Nazionalista deve avvenire su base individuale e nega ogni rappresentanza alla minoranza. Invano Huang Jilu spiega che la forza delle democrazie occidentali sta proprio nel rispetto e nel diritto di espressione della minoranza. Sun contrappone a questo diritto teorico e rispettabile, l'impegno pedagogico a cui tutto il partito è chiamato. In una classe dove si sta facendo lezione non ci possono essere due insegnanti. Il partito è chiamato a un'opera di risveglio nazionale: non si può spezzarne l'unità fornendo un'arma decisiva ai suoi molti nemici.

Nelle ultime settimane di vita - nonostante le perplessità dei delegati americani - Sun Yatsen seguirà un percorso in cui la componente pedagogica avrà il sopravvento. Dalla parola d'ordine Governare lo stato attraverso il partito (yi dang zhi guo) Sun Yatsen approderà nel gennaio del 1924 a Costruire lo stato attraverso il partito (yi dang jian guo): ove cessa ogni distinzione tra Stato e Partito e il secondo copre tutte le funzioni del primo.

A maggior motivo, insistono i delegati cinesi nordamericani, se il Partito è lo Stato occorre che il Partito si apra alla democrazia interna e riconosca le minoranze. La tesi verrà respinta (anche) con il sostegno dei Comunisti, ma soprattutto per la decisa opposizione di Sun.

In una serie di passaggi a questo punto quasi necessari, Sun giungerà ad affermare la necessità di dare vita a un Governo Nazionalista, respingendo ogni distinguo tra Repubblica e Governo, Stato e opinioni politiche delle forze chiamate a governarlo. La bandiera del Partito Nazionalista diventa la bandiera del Governo Nazionalista e successivamente della Repubblica Nazionalista di Chiang Kaishek (Sun muore nel marzo del 1925).

Sebbene i documenti dei primi congressi del partito siano pubblici e stampati resta di difficile soluzione mettere a fuoco le differenze tra ciò che Sun Yatsen credeva e ciò che gli fu possibile politicamente nella situazione in cui visse.

Tuttavia non c'è alcun dubbio che cercare di sovrapporre gli attuali concetti di democrazia alla figura di Sun Yatsen (come si sta cercando di fare non solo a Taiwan) sia una forzatura che non ha sostegni storici.

È una battaglia politica e come tale andrà osservata senza pretendere di costruirle intorno natali più o meno nobili.


(6 - fine)