17.12.2018

Sun Yatsen, Pechino e Taipei - V

A integrazione dell'articolo comparso su Limes 11 / 2018


Ed è qui che si giunge al secondo e più importante punto dei Tre principi del popolo : la democrazia (民权主义)..

Nella cultura di Sun Yatsen  la democrazia non è un concetto solamente occidentale, vanta anzi una tradizione cinese. Sun sottolineò più volte che nel pensiero di Confucio:  ‘Quando la via prevale allora tutto quello che avviene nel mondo (tianxia) è competenza di tutti. … Così dunque la Cina aveva già sviluppato l'idea della democrazia, ma in quel tempo non poteva essere realizzata. Questa democrazia era dunque quello che gli occidentali chiamano un'Utopia, un ideale che non può essere facilmente realizzato.' E democrazia,  per Sun, è un concetto profondo, che esclude violente accelerazioni. Procede con il rispetto per la cultura del popolo: come nel tradizionale proverbio Conquista prima i cuori delle persone, le mura delle città cadranno (Gongxin wei shang, gongcheng wei xia).

Intorno a Sun Yatsen ci sono altre forze che premono per un risveglio della popolazione. E sebbene Sun non ne condivida i valori impara dalla loro azione. Dai missionari, in primo luogo. ‘La ragione per cui la religione può convertire le persone risiede nel fatto che [i missionari] hanno offerto dei principi in cui credere. Se le persone comuni hanno fede nei principi, allora questi diventano tutt'uno con la loro natura [il loro corpo] ed essi riescono a modellare le loro vite ispirandosi ai principi'.

Il successo della Rivoluzione Bolscevica e il trionfo di Lenin vanno nella stessa direzione. La democrazia è il punto di arrivo di un percorso pedagogico teso a risvegliare la mente del popolo. ‘Se noi vogliamo cambiare la mente delle persone noi dobbiamo trovare un modo per convertirle. La conversione è propaganda' scriverà nel 1923.

Sun partecipa di una cultura sinceramente democratica che coinvolge migliaia di militanti, in tutta la Cina. Ma condivide anche la convinzione che questo punto di arrivo utopistico debba essere preparato da un'opera d'intensa educazione nazionale. Sun reputa che nel suo tempo, la parola democrazia è un concetto astratto; coincide anzi col dare la voce a un popolo non risvegliato che dunque non è libero di seguire i propri bisogni fondamentali ma è schiavo degli inganni ideologici offerti in abbondanza dalle forze coloniali e dal peso della tradizione.

Nelle lezioni che tenne nel febbraio del 1924 - e che possono considerarsi il suo testamento politico - Sun cerca di delineare come, nella storia, l'ideale utopistico della democrazia si sia realizzato ed enumera una serie notevole di fallimenti, specialmente nei paesi che a parole sembrerebbero avere proceduto con maggiore energia in direzione di questo cambiamento. Se Stati Uniti e Francia hanno in parte fallito è perché - secondo Sun - non hanno saputo risolvere le contraddizioni più profonde del nuovo pensiero, la democrazia. Tra le più importanti il conflitto tra la libertà personale e quella della nazione: ‘per fare una nazione libera ognuno di noi deve sacrificare la propria libertà personale'[i]. Una nazione è come uno studente - continua Sun - solo sacrificando nello studio la propria libertà personale egli può raggiungere la vera libertà, ovvero quello che lo rende consapevole protagonista della propria vita.

 

La seconda contraddizione che il pensiero Occidentale non ha saputo risolvere è quella tra potere del popolo (sovereignity) e competenza (ability). Non c'è né libertà né democrazia se l'incompetenza giunge al potere, ovvero se quello che Sun chiama uomo inferiore, uomo ordinario ha lo stesso potere, ‘conta' quanto un uomo saggio e colto. Democrazia significa nel pensiero di Sun dare a tutti la possibilità di partire da una stessa base di diritti, non dare a chiunque, indipendentemente dallo spessore dell'uomo e della sua preparazione, gli stessi diritti. È questa l'intrinseca debolezza delle democrazie occidentali e dei paesi che hanno affrontato in nome della libertà e della democrazia rivoluzioni che poi sono approdate alla sponda opposta. Non è un caso, secondo Sun che su questi concetti si sofferma a lungo, che nella Rivoluzione americana il pensiero di Jefferson alla fine sia risultato perdente o che nella Rivoluzione francese la lotta per la libertà sia sfociata nella dittatura più assoluta (Napoleone).

 

La Cina deve e può imparare da questi fallimenti. La Cina deve avere il coraggio di comprendere che sovranità e competenza sono due concetti sostanziali per una nazione e che non possono risiedere nella stessa persona. Il popolo eserciterà la sovranità attraverso lo strumento delle elezioni e dei referendum; il governo amministri sulla base di competenza e conoscenza. Guai invertire i termini, guai affidare al popolo il governo, ovvero guai togliere al popolo il diritto di revoca (elezioni). In entrambi i casi la nazione precipiterà nel caos.

 

Ciò chiarito Sun spiega assai bene che compito di chi governa deve pertanto essere quello di educare il popolo a questa nuova concezione di democrazia: è anzi questo il suo dovere primario.

  

La polemica sui signori della guerra è indicativa. Nella Cina smembrata degli anni Dieci e Venti ci sono signori che hanno approfittato del caos per conquistarsi un proprio feudo. Ma ci sono anche rivoluzionari che rifiutano l'ipotesi di stato centralizzato e spingono per uno stato federale. Sun Yatsen conosce gli USA, sa quanto possa essere funzionale uno stato federale. Ma non può accettarlo in Cina perché questo spezzetterebbe l'azione educativa del partito in un numero infinito di realtà e, verosimilmente, mancherebbe la forza per essere presenti ovunque. Poiché il Partito è debole e la Cina è nel caos, coloro che spingono per una Cina federale fanno obbiettivamente il gioco delle potenze colonialistiche. Da qui la decisione di bollare qualunque forma di governo locale come signori della guerra e lasciare che su queste esperienze scenda la scomunica e - successivamente - l'azione militare del governo repubblicano.

  

[i] Sun Yat-sen, The Three Principles of the People, China Publishing Company, Taipei, 1982, pag. 61


(5 - continua)