26.04.2018

Le bambine che non nascono - III

il mistero delle bambine che non nascono forse dovrebbe essere letto in altro modo: le bambine che 'scompaiono'.

Le bambine non nascono, ci viene detto: un'abbondanza di grafici confermerebbe questo dato. Ma quale amministrazione, quale ufficio, quale istituzione dovrebbe raccogliere i dati delle nascite? Quale pubblica amministrazione dovrebbe occuparsi di questo dato? e in quali condizioni versa?

Purtroppo la pubblica amministrazione cinese - soprattutto a livello di governo locale - ha ancora margini di miglioramento molto ampi, per così dire. E, soprattutto, mostra le sue pecche più vistose nel dialogo tra le istituzioni. Sicché uno degli escamotage utilizzati con maggiore frequenza nelle campagne - quando la nascita non corrisponde coi desideri - non è, come si vuole fare credere, uccidere la bambina, ma ricorrere a un numero infinito di trucchi. Tra questi il principale è non dichiarare / registrare la nascita della bambina in modo che almeno formalmente la coppia abbia diritto di avere ancora un figlio. In Occidente sarebbe impossibile, in Cina è pratica molto diffusa. La bambina non registrata a volte viene affidata ad altri. Ma, il più delle volte, resta con la famiglia che con il semplice escamotage di trasferirsi in un'altra contea può ricominciare da capo la propria vita familiare senza dovere rispondere alle autorità locali. E la bambina? Figlia di un fratello, si dice, di un'amica che non poteva tenerla. I suoi genitori sono morti. Sono andati a lavorare in città. Cose del genere. Difficili in paesi europei ma non così proibitive in molti stati, Cina inclusa.

Così il vero problema - che cambia notevolmente la questione - non è la folla di maschi privati di un partner sessuale con cui (anche) costruire una famiglia, ma l'enorme quantità di bambine non registrate, dunque senza diritti civili. Tuttavia anche questo dato, apparentemente così spaventoso, è normale in Cina. Nessuno degli oltre 300 milioni di cinesi che si sono trasferiti nelle città alla ricerca di lavoro è registrato: nessuno di loro gode di diritti di scuola, sanità, assistenza. La piaga è talmente nota in Cina che sono fiorite molte ONG (cinesi e non) che hanno per scopo proprio quello di proteggere queste persone. I quotidiani si fanno promotori di raccolte di denaro; la polizia se ne occupa spesso molto bene; e poi le istituzioni buddhiste, cristiane, eccetera. Ora in questo mare composto da centinaia di milioni di persone che non sono 'registrate' (e che sfuggono a ogni statistica) il numero di bambine non registrate scompare, si diluisce, è quasi irrilevante.

Il problema nasce da una legge complessa (e che non staremo qui a spiegare) in base alla quale non si può mutare residenza senza autorizzazione e questa viene quasi sempre negata. Ma nessuno impedisce o ha interesse a impedire che la popolazione si muova e così tra le statistiche demografiche e la realtà demografica c'è una distanza abissale. Guai fidarsi delle statistiche demografiche cinesi, avvertenza evidentemente ignorata dai pur bravi giornalisti del SCMP.

Un esempio ulteriore potrà chiarire meglio. Le cittadine del Xinjiang offrono statistiche interessanti: in genere (con l'eccezione di Urumqi) sono a popolazione mista dove i Uiguri rappresentano il 40 / 50% della popolazione. Secondo le statistiche. Ma il fatto è che la popolazione cinese - attratta da favorevoli condizioni di lavoro - da anni si riversa in queste città e queste hanno in modo visibile cambiato aspetto. Non c'è abitante di queste città che non sappia che - di fatto - queste città sono ormai da almeno un decennio al 70/80% cinesi. E questo spiega l'animosità uigura - naturalmente - ma spiega anche il cul de sac in cui la Cina si è andata a infilare, probabilmente senza volerlo. Non aggiornando le statistiche le città del Xinjinag risultano essere a maggioranza uigura (o quasi) e quindi l'autonomismo reputa di avere diritto di alzare la voce. Se si aggiornano le statistiche si ufficializza l'ormai avvenuta de-islamizzazione e de-uigurizzazione del Xinjiang. E questo non è privo di conseguenze politiche che si preferisce evitare.


(continua)