21.04.2018

Confucio e la 'crisi' della famiglia cinese - III

Si sente dire che il 'ritorno di Confucio' sarebbe parte di una politica più complessa, mirante a ridare stabilità alla società e alla famiglia cinese in crisi davanti alla modernizzazione. Terza parte. La famiglia cinese dalla nascita della Nuova Cina a oggi.

Dopo la rivoluzione, a emergenza finita, è ancora la famiglia ad essere oggetto degli attacchi più decisi da parte del governo cinese.

In lunghi ben noti anni, l'unità base diventa la Comune o il gruppo: si esalta la donna che lavora e che non sente la mancanza del marito, mandato a lavorare a centinaia di chilometri di distanza. I figli sono stabilmente per conto proprio. I vecchi soli e isolati in associazioni di anziani senza nemmeno la speranza di vedere / incontrare una volta l'anno i propri parenti. Le canzoni del tempo inneggiano al Partito come vero padre e vera madre. È il partito la famiglia che viene proposta ai ragazzi: il rapporto con i genitori e con gli adulti viene quasi criminalizzato. I giovani sono la Nuova Cina, i genitori (e i vecchi) sono il triste passato feudale da dimenticare.

Durante la Rivoluzione culturale la famiglia cinese subisce tutto quello che di peggio la fantasia umana può immaginare. Mogli che denunciano i mariti, figli che denunciano i genitori: nemmeno in casa propria - se se ne ha una - è possibile parlare liberamente. Ogni familiare è un potenziale delatore: ogni parola di troppo può essere riferita ai dirigenti di partito. Altro che serenità familiare… in case dove le famiglie non disponevano nemmeno di un tavolo e delle posate per magiare per conto proprio ma si doveva cenare tutti insieme, nella mensa comune.

È curioso come tutto questo fiume di testimonianze venga volontariamente taciuto non dai cinesi, ma dalle università italiane. Ricordo una professoressa di Bologna inorridita dalla lettura di una di queste autobiografie cinesi fatta nella classe dove si era stati invitati. "Certe cose non vanno dette!" esclamò furiosa alla fine della lezione. Per fortuna c'è Zhang Yimou  e film come Vivere o Lettere di uno sconosciuto : quello che non può essere detto in un'aula universitaria italiana può essere conosciuto grazie a un regista cinese.

E poi la fine della Rivoluzione Culturale. Raccontata da decine e decine di testi. Figlie che scoppiano in lacrime perché si sono presentati alla porta di casa due sconosciuti e le portano via, come nelle più terribili fiabe per bambini. Figlie che scoprono a 12 anni che la loro mamma era in realtà la nonna e che i due sconosciuti comparsi alla porta un mattino sono i ‘genitori'.

E poi… si dovrebbe parlare dei lavoratori stagionali, o dei migranti, quelli che si trasferiscono nelle città cinesi per cercare lavoro e che abbandonano i propri figli. Oltre cinquanta milioni di bambini abbandonati - si veda un articolo pubblicato in questo nostro sito - nei soli ultimi anni.

Con buona pace di Confucio, la storia della famiglia cinese degli ultimi duecento anni è un incubo che suscita dolore, solidarietà, compassione. Nessuna famiglia al mondo ha sofferto così tanto e in modo così atroce come la famiglia cinese.

Oggi la famiglia cinese non è in crisi, sta semplicemente rinascendo. Questa generazione di trentenni che sta costruendo la propria famigliola, sognando una casa, una macchina e magari un cagnolino, è la prima generazione da almeno duecento anni che può sperare di vivere insieme al proprio partner e magari di diventare vecchi insieme.

Dicono che la percentuale dei divorzi  sia - nelle città, tra queste nuove generazioni - quasi il 50%. Una percentuale molto simile a quella Occidentale, ma infinitamente più bassa di quella dei divorzi reali che avevano dovuto subire i loro genitori, nonni, antenati.

Sì, questi ragazzi potranno anche avere dei problemi. Ma con buona pace di Confucio e di certi letterati di casa nostra sono i primi - da molti decenni - che hanno la fortuna di potere pianificare un'esistenza comune. E sono in tanti a volerla.

Mai, come oggi, la famiglia cinese è stata in ripresa e circondata da sano ottimismo e voglia di crederci.


(III di III - fine)