21.04.2018

Confucio e la 'crisi' della famiglia cinese - II

Si sente dire che il 'ritorno di Confucio' sarebbe parte di una politica più complessa, mirante a ridare stabilità alla società e alla famiglia cinese in crisi davanti alla modernizzazione. Seconda parte. La famiglia cinese fino alla vittoria della Rivoluzione e la nascita della Nuova Cina.

La storia - certamente non solo quella raccontata da Zhang Guogang  - offre un'infinità di occasioni per riflettere su come tutte queste realtà familiari (diverse per organizzazione, per tradizioni provinciali, per ricchezza e per cultura) attraversarono ‘felicemente compatte e armoniche' i travagliati secoli della storia cinese.

La storia delle alluvioni del Fiume Giallo nel corso degli ultimi due millenni (sintetizzata in modo abbastanza preciso nel mio STORIE DI UOMINI E DI FIUMI) illustra con quale frequenza migliaia e migliaia di famiglie dovessero spostarsi per raggiungere nuovi terreni utili e abbandonarne altri desertificati. La storia di queste migrazioni - spesso raccontate dalla gazette locali - è ‘abbastanza' angosciante: se non altro per chi le visse.

Nonostante gli sforzi, le famiglie si disperdevano, non si ritrovavano. Ogni migrazione era segnata dall'autorità del clan sulla famiglia e sulla famiglia allargata: la perdita di un familiare stretto (coniuge o figlio) era un grave dolore, ma era all'ordine del giorno.

In tempi recenti - si pensi alle alluvioni dell'ultimo secolo, il XIX, della dinastia Qing - furono decine di milioni i cinesi che si riposizionarono sul territorio spostandosi a volte di decine se non centinaia di chilometri. Ogni migrazione comportò frammentazione, perdita di coesione e di relazioni. I nonni venivano abbandonati, i piccoli non ce la facevano a sopravvivere… e tutta l'infinita casistica della grande tragedie dell'umanità che non occorre precisare perché a tutti ben note.

Ma saltiamo all'ultimo secolo, il XX.

Le carestie furono terribili e centinaia di migliaia di uomini cinesi ridotti in rovina abbandonarono le loro famiglie e il loro paese per andarono a lavorare come nuovi schiavi nelle miniere americane e nella costruenda ferrovia.

La loro immensa tragedia è stata recentemente celebrata da musei in città come Portland, Seattle. È stata ricordata da film molto famosi [Broken Trail - Un viaggio pericoloso, regia di Walter Hill - con R. Duvall, 2006]. Ragazze vendute come carne da macello nei bordelli dei minatori, uomini usati come schiavi sulla linea ferrata e in miniera.

La storia delle decine di migliaia di cinesi in America - e in particolare nei territori della California e dell'Oregon - fu così atroce e barbarica che a un certo punto divenne una questione di diritti umani e di decoro per la democrazia americana fermarla.

Furono i democratici (!) a insorgere a imporre al Congresso USA il divieto di ingresso in America per i cinesi. Si sperava in questo modo di porre termine a un massacro al cui confronto lo schiavismo in epoca imperiale romana era una nobile e amichevole istituzione. La Cina fu l'unico paese ad avere l'accesso bloccato agli USA per quasi sessanta anni: solo con Pearl Harbour il divieto venne revocato. Per i cinesi, ieri come oggi, quel divieto fu un affronto. Ma nel dibattito americano della fine del XIX secolo fu una decisione dolorosa ma necessaria: il dramma della nuova schiavitù dei coolies (come venivano chiamati i cinesi schiavizzati) correva il rischio di riaprire le porte alla schiavitù che con la Guerra civile americana (1861 - 1865) era stata - se non altro formalmente - abolita.

Possiamo immaginare che tipo di ‘famiglia' potessero permettersi i coolies… o i loro parenti abbandonati in Cina.

Tuttavia non è che andasse meglio nella Cina stesa, Dalu. Sappiamo dalle testimonianze del tempo - incluse quelle tanto bistrattate dei missionari occidentali - che nelle famiglie più povere non veniva nemmeno dato il nome - ma solo un numero - alle bambine perché prima o poi sarebbero state vendute. O - le più fortunate - sposate bambine alla prima occasione.

E ancora. Intere famiglie si spezzarono in modo irreparabile durante i lunghi anni della guerra al Giappone e della Guerra civile: tutti i ragazzi in età di servizio militare vennero arruolati o si ritirarono sui monti per evitare di esserlo. Non molti ritrovarono la loro famiglia alla fine della guerra.

E ancora: in tutte le zone rosse la famiglia fu oggetto di attacchi continui da parte del partito in quanto Mao giudicò la famiglia il nucleo più forte della tenace resistenza e attaccamento al passato delle campagne. Alle famiglie - con la scusa di farne delle guardie nei campi - vennero sottratti i figli. Le donne vennero riunite in organizzazioni femminili, gli uomini in organizzazioni del lavoro o mandati al fronte. Non c'è nessuna famiglia nelle zone rosse: né allargata né ristretta. Leggere Edgar Snow e il suo famosissimo Stella rossa sulla Cina potrebbe essere d'aiuto.

(continua II di III)