21.04.2018

Confucio e la 'crisi' della famiglia cinese - I

Si sente dire che il 'ritorno di Confucio' sarebbe parte di una politica più complessa, mirante a ridare stabilità alla società e alla famiglia cinese in crisi davanti alla modernizzazione. Prima parte.
Lo studio di Zhang Guogang.

C'è la diffusa convinzione che il sostegno che il governo cinese ‘avrebbe' fornito alla ‘rinascita del pensiero confuciano' sia dettato dalla preoccupazione per l'alto grado di sfaldamento della società tradizionale cinese avviato dalla modernizzazione e potenziato dalla crescita economica degli ultimi decenni.

Sul tema della ‘rivalutazione' di Confucio sono state pubblicate in questo sito diverse considerazioni cui è gioco forza rimandare. La ‘ripresa del Confucianesimo come risposta [anche] alla crisi della famiglia induce il lettore che non conosce la storia cinese a credere che la secolare solidità della famiglia cinese sia stata sconvolta dalle recenti modernizzazioni. Oggi la società cinese starebbe - così - attraversando un guado nuovo e di preoccupante difficoltà. La fine del socialismo (?!?) avrebbe creato un vuoto ideologico. La necessità di riempire questo vuoto avrebbe innescato il ritorno a Confucio e al valore della famiglia nel pensiero confuciano.

Il teorema è ‘plausibile' ovvero è ‘accettabile dal punto di vista logico, appare ragionevole e convincente. È dunque ammissibile, attendibile, credibile, realistico, verosimile [Treccani]. Tuttavia perché una cosa ‘plausibile' sia anche reale occorre dimostrarne la sua realizzazione in sede storica.

Molte cose verosimili possono accadere ma non tutte accadono. È verosimile che il mio cinese sia buono, ma occorre provarlo (e infatti non lo è). È verosimile che prima o poi la Juventus riesca a vincere una Champions League, ma negli ultimi anni non l'ha fatto e ha anzi perduto sistematicamente tutte le finali cui è approdata. Il fatto che un evento sia verosimile non lo rende reale.

Dunque la famiglia cinese è ‘in crisi'. Così ci viene raccontato da molti per altro raffinati conoscitori della letteratura cinese. Bene, dunque, si parli di ‘famiglia cinese'.

Nel 2007 lo studioso cinese Zhang Guogang ha pubblicato una monumentale opera in cinque volumi sulla famiglia cinese nella storia: 中国家庭史 (zhōng guó jiā tíng shǐ, guǎngdōng rénmín chūbǎnshè). L'autore muove da una considerazione cara alla storiografia cinese: l'insopportabile e inaccettabile certezza occidentale che la storia della Cina sia sostanzialmente stabile [lui usa il termine ‘mummificata'] fino all'incontro con l'Occidente. Dopo avere chiarito che la Storia come processo diacronico non è né un'invenzione dell'Occidente né riservata alle civiltà dell'Occidente Zhang si muove con l'intento di dimostrare - attraverso l'uso di fonti letterarie e archeologiche - come sia mutata la famiglia cinese nel corso dei secoli.

L'intento è quello di cogliere attraverso la famiglia cinese un secolare processo di cambiamento della società cinese.

Scopriamo, così, il rapporto antico tra famiglia mononucleare e famiglia allargata. Quello non meno importante tra famiglia allargata e clan. Il rapporto tra clan, famiglie del clan e persone che compongono il clan con il progressivo mutare nei secoli dei compiti, dei valori, delle aspettative, dei diritti e dei doveri.

Questa distinzione, per altro ben nota agli storici, viene da Zhang inserita nel concreto dei processi storici: vale a dire secolo per secolo sulla base di fonti letterarie, archeologiche e antropologiche viene ricostruito coma la famiglia cinese è mutata nei millenni e in che misura i suoi cambiamenti riflettono quelli della società cinese.

Si scopre così che queste molteplici realtà (nucleo familiare, famiglia allargata, clan, villaggio) che compongono l'universo familiare cinese si articolavano in modo molto diverso a seconda delle epoche storiche, delle province, delle convinzioni religiose e - soprattutto - della classe sociale di appartenenza.

Un conto era fare parte di una famiglia letterata e possidente. Un conto di una famiglia di braccianti. Un conto era la famiglia di un ricco mercante dell'Anhui, un conto quella di un pastore del Sichuan.

Ognuna di queste categoria sociali aveva una sua dimensione familiare che aveva ben poco a che spartire con quella di ceti diversi.

E, ancora, una divisione che attraversa tutte le epoche e tutti i secoli è quella data dalla posizione della donna. In una famiglia nobile del IX secolo il ruolo della donna era assai diverso da quello di una contadina dello stesso periodo. Speranze, aspettative, ambizioni di una ragazza benestante di Shanghai negli anni Trenta non avevano davvero molto in comune con quelle di una figlia di un nomade dei loess del Gansu.


(continua)