21.04.2018

Sulla 'rinascita' di Confucio in Cina - II

Il Confucianesimo in Cina: tra il IV sec. d.C. e la fine della dinastia Qing (1911)
(segue da I)

  1. A partire dal IV secolo d.C. il crollo dell'Impero Han e le continue e devastanti invasioni barbariche portano a una rivoluzione spirituale che coinvolge - questa sì in modo massiccio e comune - sia la corte che la popolazione. Il Buddhismo ha un successo enorme in Cina e spodesterà ogni altra forma di religione popolare.
    1. Proprio l'enorme successo del B. porterà a frequenti persecuzioni: tuttavia questa, lungi dall'essere una questione ideologica, è una questione di potere politico e militare. Le donazioni ai monasteri erano troppe; i monasteri troppo ricchi e spesso armati così bene da potere contendere il potere ai signori del luogo;
    2. Nel lungo periodo che va dal IV secolo d.C. al - come minimo - IX secolo d.C. il Confucianesimo è ridotto ai minimi termini e solo presso le elite letterarie e filosofiche. La conferma indiretta di questo la si evince dal fatto che la quasi totalità delle critiche degli intellettuali verso il Buddhismo nel periodo medioevale è svolta da personaggi legati non al C., ma al Daoismo.
  2. Ne consegue che fino al IX secolo d.C. - fine dinastia Tang - il C. è un pensiero quasi sconosciuto, isolato a una ristretta cerchia di letterati; largamente minoritario o non rappresentato nel paese.
  3. Il C. conoscerà una ripresa di altissimo profilo a livello speculativo a partire dal X secolo, ma la sua presenza nella società cinese nella sua completezza - secondo quanto testimoniano le numerose tombe del tempo - resta marginale o insignificante. E anche la ripresa del C. ovvero del ‘nuovo C.' deve moltissimo alla elaborazione filosofica daoista e buddhista.
  4. Occorrerà attendere la dinastia Ming, ovvero il XIV secolo, per assistere a una ripresa del pensiero confuciano e notare una sua relativa presenza se non altro a livello di classe di funzionari (i cosiddetti mandarini). Tuttavia:
    1. a livello popolare la società cinese dei secoli Ming (XIV-XVII) è profondamente buddhista e altrettanto profondamente seguace di credenze legate al daoismo o alla religiosità popolare arcaica. Sono centinaia i templi e le tombe in Cina che attestano questo.
    2. Le disposizioni emanate dall'imperatore Hongwu - primo della dinastia Ming - sui comportamenti da seguire anche in ambito domestico si inserirono su una tradizione antica di cui già si parlato, quella delle disposizioni ai familiari: jiading. 
    3. Sebbene queste disposizioni possano sembrare 'confuciane' e talora accolgano in sé principi confuciani, esse sono radicate nelle più antiche tradizioni popolari cinesi di cui il Confucianesimo è un aspetto e nemmeno il più importante.
    4. Sicché per parodiare una nota vicenda legata all'imperatore Qianlong (XVIII sec.) non c'è alcun dubbio che nei jiading  si colgano echi del Confucianesimo, ma colui che - avendo trovate tracce di Confucianesimo nelle disposizioni familiari del tempo - le identifichi tout court col Confucianesimo compie lo stesso errore di chi avendo scavato un pozzo nel cortile e avendo trovato l'acqua 'affermi di avere trovato l'unica acqua esistente al mondo'.
  5. La debordante presenza nella cultura cinese di una profonda tradizione contadina venne - tra i primi - colta dal grande studioso Marcel Granet (1884 - 1940) i cui testi analizzano con profondità evidentemente dimenticata la grandezza e la complessità di quello strato comune alla Cina che precede di gran lunga il sorgere della riflessione di Confucio e dei suoi stimabilissimi allievi.
  6. In breve è possibile dire che ignorando ciò che Granet mise al centro della sua analisi in testi che è riduttivo definire memorabili si finisce col confondere Confucio con la cultura cinese e con l'individuare in Confucio il germe più significativo di un pensiero quando - assai più verosimilmente - ne fu uno dei molti frutti. Non il più noto per molti secoli e non il più influente.
  7. Per tutto il lungo periodo della dinastia Qing (1644 - 1912)
    1. il Confucianesimo fu asse portante del pensiero dei nobili e dei funzionari
    2. tuttavia, e ancora una volta, è assai arduo individuare un analogo successo a livello popolare. La documentazione archeologica e artistica esistente in Cina e nei suoi infiniti templi testimonia un fiorente sviluppo del lamaismo tibetano (anche grazie alla sponsorizzazione imperiale), una continua presenza del bodhisattva Guanyin; un proliferare di scuole di pensiero misteriche di antica origine;
  8. Il problema è dunque quello di ricordare che  
    1. Confucio può anche essere messo sullo stesso piano di Cristo: ma mentre Gesù di Nazareth diede vita a una rivoluzione epocale che partendo dal basso sconvolse tutta la società del tempo, nulla del genere può essere attribuito al pensatore cinese. Nei suoi oltre duemila anni di storia mai il C. ha prodotto nulla di paragonabile a quella che - opportunamente - viene definita la ‘rivoluzione giudaico-cristiana'.
    2. Allo stesso modo Confucio non è né l'inventore né il fondatore dell'immensa e tuttora inesplorata cultura popolare contadina cinese. Confucio trasse da questa tradizione concetti che elaborò e plasmò; tuttavia mentre è certo il contributo del pensiero cinese antico alla riflessione di Confucio, è ben lungi dall'essere dimostrabile il procedimento inverso, ovvero che Confucio abbia innescato una rivoluzione profonda del pensiero cinese capace di coinvolgere - come il Cristianesimo - tutto la società, non le sole elite.
    3. Il problema sarà dunque - se mai - quello di definire quanto c'è di Confucio in questa imponente e sommersa tradizione popolare studiata da Granet e per altro testimoniata da migliaia di tombe e di scritti.
    4. Ovvero in quale misura questa tradizione affiora nella riflessione confuciana;

(continua)