18.03.2018

6 Debito dei Governi provinciali e interpretazioni possibili

Cosa significa quello che sta emergendo sul debito dei governi provinciali
Il Governo cinese e il Partito Comunista Cinese non sono un talk-show, né una pagina FB. Non inseguono la popolarità con espressioni forti e esagerate. Forse nessun potere politico contemporaneo ha mai usato espressioni di tale forza politica e istituzionale. 

Come si è letto nelle precedenti relazioni il peso delle parole di Song Hai e di Yin Zhongqing (oggi), quelle del Consiglio di Stato del 2014, quelle di Wen Jiabao prima del 2012 sono un attacco molto diretto ai governi locali. Difficile immaginare che un governo occidentale possa accusare in questo modo le proprie amministrazioni provinciali e periferiche. Tanto più in una duplice assemblea plenaria del partito di questa importanza: e per quanto si sia riusciti a distogliere l'attenzione dei giornalisti occidentali, tutti spediti a inseguire la pista del 'nuovo maoismo'. Quasi una sorta di caccia alla volpe organizzata ad hoc per spingere gli sguardi lontano da dove si stavano affrontando problemi spinosi e probabilmente drammatici. Quando si dice che i governi provinciali hanno infranto la legge, hanno celato i debiti sottoscritti, hanno falsificato i bilanci si intende dire: a) che hanno avuto il coraggio di disobbedire in modo grave e continuato e che lo hanno fatto non per incompetenza ma per malafede; b) che la tensione tra centro e periferia solo in parte riguarda la riduzione del debito, ma il controllo di Pechino sulla periferia.

Un secondo punto segue, necessariamente. I governi provinciali [ricordiamo che in Cina una provincia può essere grande come la Germania e popolosa come la Francia] non sono retti da governatori appartenenti a altri partiti, non esprimono una conflittualità naturale nei confronti di Pechino. Ovvero non si sta parlando di una regione rossa nell'Italia democristiana. Il Partito Comunista è al potere ovunque. Quando Pechino critica i governi provinciali inevitabilmente coinvolge compagni di partito. Dunque c'è un problema interno. Il partito nelle province non sembrerebbe seguire le disposizioni del Consiglio di Stato e del Comitato Centrale. 

Questa opposizione deve essere ampia se in dieci anni dalle prima 'educate' reprimende di Wen Jiabao si è passati a toni forti, inusuali per la politica cinese. Nonostante gli sforzi fatti il debito continua a crescere e i governi provinciali sono indicati come primi responsabili.

Quattro. Quando si parla di opposizione si intende dire che il grado di interconnessione nelle province tra interessi locali, imprese, clan più o meno antichi al potere, eccetera è talmente complesso, talmente resistente a qualunque intrusione, che un intervento esterno genera conflitti insanabili. Al punto da spingere la dirigenza politica della provincia - i governatori - a preferire la tensione con Pechino piuttosto che la perdita di consenso in loco.

Cinque. Abbiamo promesso di non rilevare la fonte e dunque manterremo la parola data. Ma documenti interni a importanti pubbliche istituzioni finanziarie europee parlavano già apertamente nel 2011 del forte indebitamento di molte provincie cinesi nei confronti di associazioni di fatto (segrete?) che garantivano al governo provinciale le risorse finanziarie richieste in cambio di favori, concessioni, prebende. Il documento parlava apertamente di molte di queste organizzazioni come organizzazioni 'mafiose'. Bene: ora questo sistema di indebitamento e di finanziamento extra istituzionale dei governi provinciali è stato descritto dal Consiglio di Stato e da Song Hai. Il dato è ufficiale.

Sei. E' inevitabile chiedersi se quello che appare come onnipotenza di Xi Jinping non sia - all'opposto - solitudine, isolamento. Quando il partito non riesce a farsi obbedire dai suoi stessi dirigenti provinciali c'è davvero poco da aggiungere.

Sette. Prima del congresso Xi Jinping ha celebrato come meglio non avrebbe potuto l'anniversario di fondazione dell'Esercito. La stampa internazionale ha calcato molto la mano sul sostegno che l'esercito avrebbe fornito a Xi Jinping. Se questo consenso si è davvero cementificato - abbiamo ben poco a disposizione per dirlo - si sarebbe davanti a uno scenario antico e non particolarmente esaltante. Da una parte Pechino, il Comitato Centrale, il Consiglio di Stato e l'Esercito di Liberazione. Dall'altra le province e le amministrazioni locali rette da dirigenti locali del partito.

Possiamo fermarci qui. Non senza avere prima fatto notare che ben pochi leader politici al mondo avrebbero esposto all'attenzione internazionale - con questa apertura e con questa trasparenza - la difficile situazione interna che sono chiamati a risolvere.

La speranza (per tutti) è che Pechino riesca a superare questa fase di confronto acceso e Xi Jinping riesca ad avere la meglio su questo intricato problema. Xi Jinping e Pechino appaiono alla luce di queste considerazioni molto deboli, quasi isolati.

La certezza è che - come la stessa dirigenza cinese ripete da anni - senza leggi e procedure certe, protocolli blindati e imposti a tutti, senza la costruzione di un sistema di amministrazione, finanziamento e controllo del governo locale, ogni tentativo repressivo sia destinato a fallire. È vero: nella relazione di Song Hai sono state presentate misure di standardizzazione della vita economica delle province che potrebbero fare ben sperare. Tuttavia l'osservatore nota che sono più o meno lo stesse proposte nel 2014, le stesse di cui aveva parlato Wen Jiabao. Ci sono differenze, ma dall'esterno sembrano minime.

E questo rimanda all'ultima questione, la contraddizione del Partito Comunista Cinese nell'epoca contemporanea. Se procede la legge, l'amministrazione, se si estendono procedure e controlli allora il potere del partito viene ridimensionato e in molti casi sottoposto a quello delle leggi dello Stato. È questo, probabilmente, il motivo di una resistenza così profonda. Xi Jinping - sembrerebbe di leggere dietro le righe di tante dichiarazioni - può chiedere al partito e alla PA, ai governi provinciali di essere onesti, disinteressati e attivi. Ma se mette le leggi davanti al Partito difficilmente potrà spuntarla.

E questa è, in definitiva, la valutazione ultima di chi scrive. Il vero scontro non è quello tra centro e periferia, politburo e governi provinciali, eccetera. Il vero scontro riguarda l'irrisolto dilemma sul partito. Nessuno mette in discussione che sia il partito a promuovere le leggi: tuttavia una volta emesse le leggi i dirigenti del partito e il partito stesso devono rispettarle? In modo del tutto evidente i governi provinciali stanno rispondendo 'no'. E forse qualcuno potrebbe aggiungere che la Cina non ha certo fatto una rivoluzione di questa importanza e di questa sofferenza per poi consegnare il potere a giuristi e tribunali amministrativi.

Il partito è legibus solutus? Xi Jinping e il Comitato Centrale del Partito, il Consiglio di Stato pensano che si debba gradualmente giungere a un  'No'. Dietro la resistenza di tanti governi provinciali si delinea una posizione diversa. "Avanti le leggi, avanti l'amministrazione, avanti la gestione scientifica. Ma nessuno metta in discussione la supremazia del Partito rispetto alla legge".

Questo spiegherebbe davvero molto dei toni accesi e delle accuse. Non resta che sperare che Xi Jinping abbia polsi forti, mente lucida e collaboratori affidabili: perché se si deve giudicare da quello che si legge sui documenti cinesi la situazione è difficile.