06.11.2017

Competitività cinese e ritmi di lavoro

Sulla stampa cinese ha trovato largo risalto la vicenda della McDonald. Per rilanciare la propria scadente immagine e promuovere le vendite in continua flessione ha deciso di cambiare nome confidando nel potere rigenerante di un nuovo marchio. Così dalla vecchia MacDonald (麦当劳, màidāngláo) si è passati a金拱门 (jīn gǒngmén). Lo spirito osservatore cinese si è immediatamente divertito a giochi di parole: la nuovo sigla avrebbe potuto andare bene per l'IKEA non per un fast food; questi archi sebbene dorati sembrano tombe (citazione lontana dell'avversione dei cinesi per i portici europei, dai cinesi giudicati troppo simili - appunto - alle tombe).

Va detto che McDonald ha avuto un grande impatto sulla Cina, ma fin dall'inizio un successo commerciale molto modesto. Già intorno al 2002 / 2003, in quello che era sembrato una sorta di adeguamento alle istanze presentate al paese dalla nuova direzione Hu Jintao e Wen Jiabao, la McDonald aveva cercato di riciclare la propria immagine. I menù avevano spalancato le porte alle verdure, il luogo non era più avanguardia dell'Occidente, ma salvaguardia del genuino 'anche la nonna - diceva una pubblicità ben nota - oggi è lieta di venire al McDonald e sentire il sapore genuino delle verdure di un tempo'. MacDonald si inseriva così in quell'incipiente filone di banalità assortite ecosolidali che da allora ha conquistato sempre più spazio sulla televisione cinese, adottando mulini bianchi in campagne serene, ragazze di bianco vestite in improbabili biciclette con cestino di vimini che vanno nei campi a raccogliere verdure saporite come quelle della nonna. E fa capolino in una cultura ecologista urbana e da supermercato una concezione della campagna cinese e del suo passato che definire fantasiosa è riduttivo.

Nonostante dunque l'inserimento in questo filone in continua crescita la McDonad non è riuscita a riequilibrare le proprie sorti ed è dovuta ricorrere all'ultimo degli stratagemmi per sopravvivere, cambiare nome. A volte funziona: molto più spesso è un trucco per illudere se stessi e gli altri che una condanna non sia ormai definitiva.

Dunque i cinesi non amano McDonald e preferiscono i non meno orrendi fastfood cinesi? Così sembrerebbe. Non è questa invece la valutazione di un lettore del Xinjingbao ("不加班"是外企折戟中国的原因吗, Xinjingbao, 3 novembre 2017) che nella pagina pinglun (评论) spiega alcuni segreti di pulcinella sull'economia delle aziende cinesi e le ragioni di una loro maggiore capacità di resistere sul mercato.

Le aziende straniere - dice - sono in crescente difficoltà e non solo perché sono venute meno tutta una serie di facilitazioni che un tempo spianavano la strada alla loro presenza in Cina, ma anche perché - in quanto straniere - sono portatrici di una cultura aziendale che è fatalmente legata alla casa madre. In queste aziende chiedere straordinari di 100 ore al mese è difficile, quasi impossibile. Certo: si può trovare il modo di retribuirle, ma non è opzione gradita. La cultura aziendale di un'impresa straniera - afferma - davanti a 100 ore di straordinario preferisce assumere una nuova persona.

Ben diverso è l'atteggiamento e la stessa cultura delle imprese cinesi che nascono - dice - da un management che come i propri dipendenti è caratterizzato da una provenienza spesso povera se non poverissima e da una determinazione d'acciaio a raggiungere il successo. In queste imprese tutti lavorano oltre i propri limiti perché hanno una storia comune, conoscono il comune passato, inseguono un obbiettivo comune che è l'uscita dalla povertà, l'ingresso nel benessere della classe media e, infine e ai livelli più alti, diventare ricchi. Sono motivazioni che molte delle imprese straniere (anche se rette da un cinese, dice) non hanno. Ed è in questo deficit di competitività che sta i loro insuccesso.

La cosa interessante non è tanto l'analisi del lettore che ha molti spunti buoni ma che non può pretendere di essere altro che un'opinione semplice su un problema complesso. La cosa interessante è quel riferimento alle 100 ore di straordinario al mese, quasi 25 a settimana, quasi 4 al giorno.

Premesso che nelle grandi aziende di Pechino (e di quelle stiamo parlando, facendo il lettore riferimento a queste) il sabato e la domenica in genere sono rispettati, in un mese standard si hanno 25 giorni di lavoro.  Cento ore di straordinario significano - dunque - 4 ore al giorno di straordinario che sommate a quelle di contratto portano l'orario di lavoro di un'impresa cinese vicino alle 12 ore di lavoro al giorno.

Così si prenda ad esempio un impiegato di un'impresa di servizi, diciamo un operatore a un terminale. La sua giornata comincia alle 9, orario che è difficile anticipare perché non sempre si abita a 100 metri dal luogo di lavoro e muoversi - nelle grandi città cinesi - è ormai diventato un dramma. Il nostro impiegato presumibilmente alle 11,30 / 12,00 vorrà mangiare: i cinesi credono di morire se superano mezzogiorno senza mangiare. Qualcuno avrà una pausa pasto, ma in molte aziende il pasto viene portato direttamente sul tavolo da una ditta di servizi. Alle 16 nuove interruzione: la ditta di servizi porta frutta, barrette, snack che vengono lasciate sul tavolo di lavoro del nostro impiegato. Alle 18 (termine ufficiale dell'orario di lavoro anche se nessuno ha goduto interamente dell'ora di pausa) o si va a casa (e allora non si fanno straordinari) oppure si decide di rimanere fino alle 22, raggiungendo così la possibilità di tenere una media di 100 ore di straordinari al mese.

Questo significa, tuttavia, provvedere alla cena. Lo stesso ristorante esterno che ha portato una zuppa a mezzogiorno e la frutta nel pomeriggio, porta ora sul posto di lavoro la cena che viene consumata tra le 17,30 e le 18,30. In tempo per l'ultimo sforzo: continuare fino alle 22. Ma se si ha un'emergenza, familiare o di altra natura, resta sempre la possibilità di presentarsi alle 21 al proprio capo ufficio e chiedere il permesso di fare un'ora in meno di straordinario per andare a casa. Molti promettono (e mantengono) di continuare a lavorare da casa in modo da effettuare l'ora in più di mancato straordinario.

Conosciamo molte persone che in Cina lavorano a questi ritmi. L'articolo pubblicato sul Xinjingbao con quell'indicazione di un orario straordinario di lavoro  standard di cento ore al mese getta una luce forse non nuova ma molto concreta sul mondo del lavoro in Cina.