25.10.2017

Il Congresso del PCC: futuro e sviluppo scientifico

Terra incognita. Se fosse stato un letterato italiano probabilmente Xi Jinping avrebbe usato questa espressione per descrivere quello che sta accadendo in Cina e che prepara un futuro che nessuno nemmeno è in grado di immaginare. 

Xi ha dedicato frasi molto importanti al prossimo decennio e alla sfida planetaria che attende la Cina. Il futuro ‘possibile' grazie alle realizzazioni che la rete a 5G renderà ordinarie anche a livello commerciale non sgomenta, ma va preparato. Mentre in Italia si sta discutendo del diritto naturale di un professore messinese di restare a insegnare nella propria terra anche se non ci sono né cattedre né studenti… chi frequenta la Cina sa quali scenari si stanno preparando, di angosciosa concretezza e di planetaria rilevanza. 

La nuova città tecnologica è ormai una realtà in Cina. Ove per città tecnologica non si intende fare riferimento a città dove si è tecnologicamente attrezzati, ma a imponenti concentrazioni urbane di oltre un milione di abitanti dove vengono convogliati scienziati dei più alti livelli tecnologici e delle scienze più raffinate. Poli tecnologici all'avanguardia nel pianeta che stanno creando un mondo nuovo di cui la Cina intende essere guida (per non essere guidata da altri) e su cui intende effettuare un'azione di controllo. 

Nelle parole di Xi Jinping, che qualche interprete ha pensato fossero semplicemente di maniera o palesemente visionarie, la Cina è ormai sola. La mole degli investimenti in campo scientifico ha ormai scavalcato il mondo Occidentale, la lucidità con cui questi investimenti tecnologici sono gestiti non ha raffronti al mondo. 

Ma questa nuova frontiera che è ormai vicina - non più di un decennio, secondo Xi Jinping - ha bisogno di due pilastri per essere pacifica e gestibile. 

Ha bisogno che la Cina sia all'avanguardia della ricerca nel mondo e ha bisogno che gli scienziati siano sotto il severo controllo degli intellettuali e del potere. La fase della tecnologia che procede alla cieca e crea scenari in modo quasi automatico, la fase della tecnologia novello apprendista stregone che nessuno è in grado di controllare e che crea cose e eventi che nessuno nemmeno osa immaginare è un grande pericolo non solo per la Cina, ma per l'uomo. Potrebbe essere letale anche per la stessa identità nazionale e per la sopravvivenza della nazione. 

La tecnologia non guidata e non diretta non crea né uguaglianza né libertà, ma è capace di suscitare tragedie inimmaginabili. Per questo il partito è chiamato a rinforzare il controllo ideologico sulla tecnologia e il suo uso. Nel programma di Xi Jinping e attraverso le sue nomine appare chiaro il manifesto della politica cinese nei prossimi anni su questo tema. Il senso delle riflessioni di Xi può essere sintetizzato come segue [ma, attenzione! queste parole non sono citazione diretta del discorso di Xi Jinping!]

Sarà la ricerca a dirci 'come' : tuttavia il dove e il quando Xi Jinping e il partito non non intendono lasciarlo decidere a macchine o a un cieco progresso tecnologico. Prima che questi produca mostri incontrollabili sarà la cultura 'del socialismo cinese', di condivisione e di crescita della nazione intera, che veglierà contro i rischi di uno sviluppo tecnologico affascinante ma, spesso, sconsiderato e pericolosamente innamorato di sé stesso. Lo sviluppo scientifico - giunge quasi a dire Xi Jinping - non è un mantra: lasciato senza guida conduce a un precipizio. Solo con un fermo controllo ideologico sugli orizzonti della scienza si può vegliare sulla sicurezza di tutti e della nazione.

Concetti che fanno rabbrividire i cultori della libertà assoluta di ogni ricerca scientifica. Parole - tuttavia - che evocano anche in occidente le più profonde angosce di chi opera nel campo delle nuove tecnologie, della fisica, del nucleare, della stessa finanza. Ove ormai si è consapevoli di quante volte, quante ‘troppe' volte, un'improvvisa conquista della ricerca ha colto impreparato il mondo e lo ha pilotato verso lidi cui nessuno intendeva approdare. 

La tecnologia e uno sviluppo tecnologico apparentemente 'cieco' hanno distrutto un mondo intero che della democrazia e della sua articolazione in ogni campo aveva fatto una gloriosa e amata bandiera. Pensare che i cinesi abbiano osservato tutto questo e non ne abbiano tratto le dovute conseguenza era - è evidente - una pia illusione.
Da tempo la stampa cinese ripete come quello che si è saputo ed è ormai emerso pubblicamente sulla crisi del 2008 abbia ucciso ogni illusione sulle democrazie occidentali e il potere della società civile di difendersi da comitati d'affari.
Con la guerra di Libia i cinesi hanno preso nota dell'allinearsi della stampa europea sulle posizioni di una tragica guerra neo-coloniale. La libertà di stampa che doveva garantire la democrazia occidentale e le democrazie europee... dov'è finita? Che ne è stato?

In definitiva Xi conosce e condivide queste riflessioni che il partito in Cina ha sottolineato in ogni sede. Nella relazione congressuale estende anche al futuro e alla ricerca scientifica le scelte cinesi di una ferma direzione ideologica. Scelta che nessuno in Occidente può condividere, ma che centinaia di ricercatori in Europa e nel mondo ormai sanno essere necessaria. L'accelerazione dello sviluppo tecnologico sta ormai alimentando un progresso che pare cieco, senza direzione. Senza che nessuno sappia come e dove dire ‘questo no', ‘adesso basta!'.