25.10.2017

Il congresso del PCC: attenzione a frettolose conclusioni

In and around: Xi Jinping e il Congresso del 2017

Ci si limiterà in questa sede ad alcune considerazioni primarie. Le molte persone che seguono questo blog sanno già che l'economia cinese e il suo rapporto con l'economia mondiale non sono il primario campo di competenza di chi scrive. Mentre da molti anni ormai tutta la concentrazione si è venuta focalizzando sul Partito come motore immobile della politica interna ed internazionale cinese. Quindi sarà su quello che si conosce meglio che verranno fatte le prime valutazioni. Con una premessa. Chi avesse la ventura di andare a leggere i rapporti post congresso del 2002, 2007 e 2012 si misurerebbe con una lunghissima lista di esperti i cui commenti sono stati ribaltati nemmeno sei mesi dopo la chiusura dl congresso che avevano analizzato. Il caso più clamoroso fu certamente il congresso del 2002 quando molti, per altro valenti, esperti ancora attivi sul campo annunciarono che Jiang Zimin si era ritirato dal potere ma che i giovani arrivati Hu Jintao e Wen Jiabao erano di fatto sotto la sua tutela e dovevano intendersi come leader deboli per consentire a Jiang di continuare a governare. Si erano sprecati confronti con Deng Xiaoping e Mao, capaci di reggere il partito  anche dietro le quinte. 

Nel giugno del 2003 tutta la restante forza politica - diretta e indiretta - di Jiang Zimin era stata completamente rimossa dal partito. I ‘deboli' Hu Jintao e Wen Jiabao si rivelarono chirurgici e abili: una squadra navigata e esperta che allontanò dal potere politico quel gruppo di Shanghai che - a detta di tanti - era riuscito vincitore dal congresso.

Dunque prudenza, molta, se non si vuole fare la stessa fine.