17.10.2017

Il congresso del Partito: noi e la Cina - 2017

Dove sta andando oggi il nostro rapporto con la Cina, come è cambiato negli ultimi venti anni? Mentre i cinesi - in vista del congresso del PCC - riflettono su come sono cambiati e quali problemi devono ora affrontare può essere utile guardarsi indietro piuttosto che avanti e chiedersi: ‘come è cambiato il nostro occhio osservante? Quarta e ultima parte di quattro: il XIX congresso, ottobre 2017. Ovvero: 'cosa ci attendiamo dal Congresso'? Cosa dirà Xi Jinping? Come evolverà il Partito e quindi la Cina?

Il XIX congresso è ormai alla porte e su tutti i siti canonici che seguono questo evento il quadro è ormai chiaro. Il nostro occhio osservante è in piena azione. Sulla stampa italiana, su quella che noi riusciamo in qualche pur rapido modo a seguire, le analisi si stanno moltiplicando. In televisione gli esperti di Cina sono chiamati a esprimere una valutazione, annunciare quello che accadrà. Non occorre nemmeno riassumere le tendenze di un quinquennio: siamo in presa diretta, 'live', ognuno è in grado di vedere e valutare. Tacendo sui nomi e sulle testate (sgradevole entrare nello specifico e - soprattutto - non necessario) l'occhio osservante italiano e in qualche misura europeo pare caratterizzato da lacune che sono estremamente indicative di una cultura e di un atteggiamento mentale. Poiché non si tratta di fare pagelle eviteremo di ricordare l'ovvio: ovvero che molte di queste analisi sono comunque preziose ed è meritorio il lavoro di chi cerca di anticipare e di dire cosa avverrà e su quali linee. Ma vediamo dunque quali sono gli atteggiamenti emergenti, indicativi della nostra mentalità osservante.

Cosa dirà il congresso? Domanda comprensibile, utile sul piano giornalistico, ma decisamente errata sul piano della sostanza e del metodo di indagine. Il Congresso del partito che si apre a Pechino tra poche ore è la fase finale di un dibattito, quella di sintesi. Il centralismo democratico - ben nota espressione comune a tutti i gruppi politici di ispirazione comunista da Lenin in poi - non dà alcuna importanza al congresso in sé. Il congresso è il luogo dove si porta alla luce la sintesi, il centrale punto di incontro tra le varie anime del partito che si sono confrontate per tutti i mesi precedenti. Ma chi conosce la storia dei partiti comunisti sa che nessun congresso è stato fondamentale, nemmeno il XX del PCUS: è la fase pre-congressuale che vede società, sezioni del partito, amministrazioni locali e centrali riunirsi, discutere, accogliere o respingere le tesi politiche della dirigenza e del segretario del partito. In questa fase pre-congressuale che coinvolge l'intero partito prende forma sia un'analisi del quinquennio che si è chiuso che le linee guida dell'azione politica del quinquennio che segue. Nel dibattito pre-congressuale, in tutte le sezioni periferiche (che in Cina può voler dire contee, città o province di milioni di abitanti) c'è il ricambio della dirigenza. Un ricambio impostato dall'alto, ma che viene comunque sottoposto alla verifica e spesso alla votazione degli iscritti. Tutto questo sta a significare che il Partito Comunista Cinese non è in attesa di conoscere le tesi di Xi Jinping perché ne ha già discusso, approfonditamente, nel lungo dibattito pre-congressuale. E non c'è nemmeno alcun mistero da svelare: i documenti, le relazioni politiche, le dichiarazioni pubbliche dei dirigenti sono pubblicate ogni giorno sulla stampa e sul web cinese. Danno ormai un'idea molto, molto definita di cosa dirà Xi Jinping. Certo: Xi Jinping ne fornirà un 'racconto' e sarà curioso vedere su quali argomenti si fermerà e quali altri invece sorvolerà. Ma il documento finale non sarà per nulla diverso da quello che da mesi sta prendendo forma nel dibattito pre-congressuale e che è possibile tranquillamente leggere sul web cinese (in cinese). Nessun mistero, se si legge il cinese, nessuna sorpresa è preventivabile ( e tuttavia è sempre possibile).



Il Partito. Questa primaria riflessione conduce direttamente alla seconda, forse ancora più importante. Per quanto rimangano problemi e contraddizioni, il PCC resta un'organizzazione selettiva, composta da quasi 80 milioni di persone. Intorno ad essa premono per entrare nel partito (quindi nella classe dirigente del paese) quasi 150 milioni di persone. Il PCC è dunque un'organizzazione di massa con una notevole continuità negli anni e con cui non soltanto oggi deve fare i conti Xi Jinping, ma ieri lo stesso Mao e quindi Deng. La tessera del partito in Cina non è un abbonamento a Mediaset Premium, che lo si acquista e via. Comporta sacrifici continui, barbose riunioni, redazione di rapporti, di studi. Letture dei documenti del partito e, ai livelli di accesso, frequentazione della scuola quadri. Non esiste che Xi Jinping se ne stia smazzando le carte del potere dicendo 'questo sì, questo no'. Il Partito è una immensa organizzazione di massa che con i suoi riti, le sue sclerotiche abitudini, i suoi ermetismi e le sue accelerazioni improvvise, le sue genialità sta discutendo sul futuro del paese.  Pensare che Xi Jinping a Zhonghai stia mettendo insieme le carte del nuovo Politburo senza tenere conto dell'orientamento delle province, della dissidenza, del vecchio e del nuovo, in breve di tutto quello che è emerso nel dibattito pre-congressuale, non è nemmeno sbagliato, è la manifestazione estrema di una sostanziale incapacità di leggere quanto sta oggi accadendo in Cina.

Xi Jinping come un nuovo Mao. Le sue teorie, si dice, saranno inserite nella nuove costituzione del partito. Evento estremamente significativo nella vita del partito e del paese. Passeremo oltre la considerazione che 'nominare l'epoca' che segue l'accesso al trono scegliendo un nome 'imperiale' (così come Bergoglio ha scelto il nome di Francesco) è da sempre un forte messaggio ideologico. Compare fin dal II secolo a.C.! E così come un papa scegliendo il proprio nome rende chiaro ai cattolici quali saranno le linee guida del suo pontificato, così prima gli imperatori e oggi i segretari di partito scelgono un 'immagine, in genere sintetizzata da un chengyu 成语, che costituirà il punto di riferimento della politica del partito nei prossimi anni. Non è vero che l'inclusione del pensiero di Xi Jinping nella costituzione del partito sia un evento nuovo, che rimanda all'epoca di Mao. In qualche modo - molto formale - lo furono la teorie delle Tre rappresentanze di Jiang Zimin,  quella di una Società pacifica e armoniosa di Hu Jintao. È normale, non eccezionale che oggi anche Xi Jinping abbia inserito nella costituzione del partito la linea guida politica dei prossimi anni. Non c'è nessun colpo di stato, non c'è nessuna deriva autoritaria: è sufficiente andarsi a leggere le relazioni degli ultimi congressi per accorgersene (queste sono anche in inglese…).

Xi Jinping  e la grande purga degli ultimi mesi. Non c'è nessun dubbio che il Partito di cui Xi Jinping è segretario abbia affrontato il problema della corruzione molto seriamente. Già se ne è parlato più volte. E dunque occorre decidersi: se si accusa la Cina di essere un paese corrotto, retto da un partito corrotto, non si può poi accusare il segretario di partito che fa pulizia in casa di essere un dittatore. Si deve forse intendere che se non avesse fatto nulla sarebbe stato accusato di proteggere l'immensa corruzione cinese? Inoltre i giornali occidentali amano molto questo gioco un po' così di anticipare cadute, scontri: in definitiva ben prima dell'omicidio di Cesare il mondo della politica è sempre stato anche questo. E, tuttavia, se si guardano i dati degli ultimi congressi (dal 1979 a oggi) si ha un valore molto stabile di ricambio. Stabile e molto forte, oltre il 20%. La Cina non è un paese dove due modesti leader politici quali D'Alema e Berlusconi sopravvivono indenni a tutto quasi trent'anni. Nessuno si immaginava che Jiang Zimin scomparisse di scena, eppure è avvenuto. Nessuno credeva che Wen Jiabao sarebbe scomparso di scena, eppure è avvenuto. Il ricambio nel partito a partire dal 1979 è stato enorme, magari l'Italia avesse cambiato con pari velocità la propria classe politica. Non saremmo qui alle prese con Casini e Mastella, D'Alema e Berlusconi.

Quello di cui si è parlato poco o niente (ma che non credo verrà discusso al congresso). Il partito è stato ripulito, forse non completamente ma in modo molto energico, da lazzaroni e lestofanti. Ma questi banditi occupavano posti chiave nell'amministrazione del paese. Erano corrotti, ma sapevano come farlo e come usare la macchina amministrativa per raggiungere i propri fini, anche corrotti. Saranno in grado i nuovi eletti di portare non solo onestà ma anche capacità? Riuscirà il partito a evitare di portare nei posti di comando brillanti intellettuali del calibro dell'italiano Di Maio o dell'americano Trump? Uno dei poli più corrotti del paese era certamente l'esercito, e l'esercito è stato il primo campo in cui Xi Jinping ha stravolto le gerarchie e mandato in pensione (talora in galera) decine, centinaia di alti ufficiali. I nuovi saranno alla stessa altezza, avranno le stesse capacità di coloro che sono stati rimossi? Per imporre lo stato di diritto che costituisce una delle molte piattaforme programmatiche del partito nell'era di Xi Jinping, il partito ha dovuto ripulire sé stesso per conquistare nuova credibilità. Ma nel fare questo ha rallentato, e di molto, la costruzione di una Cina amministrativa e burocratica in grado di seguire leggi e procedure, in modo onesto e ispezionabile, cristallino. È bastato quanto fatto in questi ultimi anni per tornare a dare nuova importanza all'amministrazione del paese, intesa come governo centrale, governo delle province, governo locale?

Ma dunque cosa dirà Xi Jinping? La lettura dei documenti del dibattito pre-congressuale indica linee molto precise, ormai note. Punti chiave della sua relazione saranno: a) la riaffermazione del valore delle straordinarie conquiste ottenute dal paese in questi ultimi anni; b) la difesa dell'operato del partito e della sua capacità di andare oltre la palude della corruzione offrendosi al paese come nuovo modello di moralità su cui, comunque, molto c'è ancora da fare; c) la insistita difesa (e sarà interessante vedere quanto) della necessità che la Cina esca presto da questa fase di confusione amministrativa e diventi a tutti gli effetti uno stato di diritto in cui un partito ripulito sia in grado di svolgere al tempo stesso un'azione di guida e di controllo; d) la necessità non più rimandabile di risolvere il problema della povertà che continua a riguardare alcune centinaia di milioni di persone il cui livello di vita è tuttora al di sotto dei 50 dollari al mese di reddito; e) la necessità di pensare agli anziani che in molte aree del paese oggi sopravvivono solo con il contributo dei figli o dei nipoti; f) l'urgenza di accelerare con decisione la lotta all'inquinamento che in molte città cinesi è diventato insopportabile e, soprattutto, si è trasformato in un costo troppo alto per la Cina; g) la promessa al paese che le nuove sfide politiche e commerciali che la Cina dovrà affrontare potranno contare su una guida risoluta: pacifica, ma energica. Nessuno si illuda di potere fare con la Cina quello che è stato fatto alla Russia con Georgia e Ucraina. Il partito saprà difendere il paese e la sua autonomia da ogni ingerenza straniera.

Questo è quello che, molto verosimilmente, verrà detto. E su questo testo base che è frutto del dibattito pre-congressuale si potrà valutare con maggiore precisione il peso delle eventuali, se ve ne saranno, novità.

Bologna 17 ottobre 2017