22.09.2017

Il congresso è vicino 5

La battaglia contro la povertà
Il problema di definire a che livello inizi  - I dati degli anni precedenti - Lo spreco di denaro per inefficienza e mancanza di consapevolezza della gravità del problema - La forbice demografica che azzera i progressi e lascia sostanzialmente intatti i valori assoluti 


In una interessante intervista pubblicata da Xinhua nella metà di agosto il dirigente responsabile della campagna per la riduzione della povertà - Liu Yongfu - spiega le linee guida della battaglia politica e i principali problemi che si sono registrati.

L'articolo muove dai progressi compiuti dal paese in questo campo: negli ultimi trent'anni quasi cinquecento milioni di poveri sono usciti dall'emergenza povertà e questo - rapportato con qualunque altro paese al mondo - illustra la formidabile crescita dell'economia cinese meglio di qualunque altro dato. Tuttavia, spiega Liu - membro del Consiglio di Stato e direttore della sezione del Consiglio di Stato dedicata alla battaglia contro la povertà - la battaglia sarà molto dura, molto impegnativa se si svuole estirpare la povertà entro il 2020. Questo termine da alcuni mesi circola nei documenti di partito e nelle ultime settimane è venuto confermandosi come una delle parole chiave del prossimo congresso e del nuovo mandato alla segreteria di Xi Jinping.

Nei documenti pubblicati dal Consiglio di Stato su questo argomento i dati sono contraddittori e, a in qualche modo, interessanti.  Così risulterebbe che il livello di povertà è segnato dal 2015 da entrare annue inferiori  2800 Yuan (USD 430 circa, meno di 40 USD al mese ). Nel 2011 il livello della povertà era fissato a 2300 Yuan, ovvero 348 USD annui. Tuttavia nelle dichiarazioni rese da Jiang Zimin alla fine del suo mandato nel trasmettere competenze e responsabilità alla coppia Hu Jintao e Wen Jiabao (2002) si fece riferimento a oltre 50.000 milioni di persone che 'ogni mattina, quando si alzano, non sanno con cosa vestirsi e che cosa mangiare'. La soglia della povertà era allora indicata a 50 USD al mese e, verosimilmente, riguardava molte decine di milioni di cinesi. Molte di più dei 50 che 'non hanno né vestiti né cibo'.

In un altro documento del 29 agosto 2017 si parla di oltre 43.000.000 di persone che in Cina vivono al di sotto della soglia di 2300 yuan (344 USD annui, ovvero 28,6 USD al mese): il 3% della popolazione cinese. Nello stesso articolo si parla dei progressi del paese nel periodo 2012 - 2016  in cui circa 14 milioni di persone per anno sono usciti dall'area della povertà. Altri documenti del governo (sempre riferiti alle stesse voci chiave) suggeriscono che nel 2013 i poveri concentrati nella aree rurali fossero 98,9 milioni e che nel 2013 si siano ridotti a soli 43 milioni e rotti. Il mondo intero è testimone di quanta povertà si concentra nelle città cinesi che non risulterebbe essere inclusa in queste statistiche. Sempre sul piano statistico è da prendere nota che compaiono negli anni 2013-2017 documenti e tabelle separate per le minoranze etniche e per le aree rurali. I dati si incrociano, forse si sommano, forse no. Forse richiederebbero - semplicemente - uno studio meno frettoloso di quello che è possibile fare in questa sede.

Appare tuttavia evidente da questi dati che qualcosa non funziona: alla media di 13,9 milioni di persone che usciti ogni anno dalla povertà, anche dando per scontato che nel periodo compreso dal 2002 al 2012 il successo non sia stato così rilevante, è facile dedurre che quando Jiang Zimin parlò di 50 milioni di persone 'senza cibo né abiti' faceva riferimento alla punta estrema di un'immensa piramide che probabilmente non riguardava 70 o 80 milioni di persone ma una cifra non molto distante, forse superiore a 300 milioni di persone. Una stima che non sia troppo prudente potrebbe spingersi fino a suggerire che nel 2002 - l'anno in cui iniziò l'impegno della Cina e del governo cinese contro la povertà delle campagne e del centro - la povertà riguardasse quasi 400 milioni di persone con un reddito mensile inferiore ai - stiamo larghi - 50 USD. Se si confronta questo dato con quello - non meno approssimativo - della popolazione cinese nel 2002 (1.280 milioni) si raggiunge il dato spaventoso - ma ampiamente intuito da chi abbia viaggiato le campagne cinesi in quegli anni - del 31,25% della popolazioni in condizioni di povertà. E, tuttavia, la parola povertà è un eufemismo: meno di 50 USD al mese non è nemmeno povertà, ma miseria disperata, al limite del senza speranze. 

Una seconda serie di considerazioni emerge dall'intervista di Liu, là dove accenna alle difficoltà e ai problemi che hanno impedito di procedere più speditamente. Colpisce il riferimento alla drammaticità della battaglia in corso, una battaglia senza sangue e senza armi in cui occorre combattere come se fosse in una battaglia vera. Fa impressione il riferimento ai 100 quadri del partito morti nel corso di questa battaglia: certo sarebbe interessante scoprire come si può morire nella Cina di oggi combattendo la povertà ("脱贫攻坚战不仅流汗流泪,甚至要流血牺牲。近3年,全国已经有100多名干部在脱贫攻坚中牺牲。"刘永富说,新华社的一篇报道写到:"这里是战场,没有枪林弹雨,却同样有冲锋陷阵,同样有流血牺牲。").

Interessanti i riferimenti alle difficoltà incontrate.  L'impazienza di alcuni aree (急躁症) dove forse è legittimo sospettare che si siano verificate rivolte o seri disordini sociali; la pretesa di alcune regioni di definirsi povere quando in realtà il livello di necessità che esprimono è abbastanza contenuto rispetto ad altre; l'inadeguatezza di molti quadri di partito che confondono l'intervento per ridurre la povertà in qualcosa di assistenziale e gettano al vento le risorse ricevute. Attraverso un giro di parole non così formale da essere incomprensibile Liu conferma quello che a gennaio è già stato denunciato dall'Accademia delle scienze: una parte delle risorse investite nei programmi per risolvere la povertà sono state sfruttate da quadri di partito per proprio tornaconto personale. Ma soprattutto, in quasi tutto il paese, è largamente diffusa la mancanza di consapevolezza che la povertà è un problema strutturale, che richiede un impegno non episodico e confermato nel tempo, non interventi a spot che sprecano denaro in iniziative non essenziali.

In sede di riflessione una domanda si impone su tutte. Ammesso e non concesso che i poveri che ancora attendono di uscire da un'area di emergenza assoluta siano solo 50 milioni, quante altre decine di milioni sono tutt'ora al di sotto della soglia di 75 USD mensili, valore che riprende l'inflazione dal 2002 ad oggi?

L'impressione è che la battaglia contro la povertà stia scontando - così come quella dello svuotamento delle campagne - ritardi dovuti non solo a eventuali colpe o responsabilità del governo e del partito, ma alla inquietante forbice demografica. Dei quasi 200 milioni di abitanti in più tra il 2002 e il 2017 una parte consistente - per quanto sia difficile dire in che percentuale - vive nelle aree più povere e ha riproposto il problema della crescita, non della riduzione, della povertà in assoluto.