19.09.2017

Lotta alla corruzione - 2

Shuanggui (双规) - Procedure di arresto e di detenzione - Diritti dell'inquisito - Ruolo del magistrato inquirente - Partito e legge.

Probabilmente più di una persona di coloro che leggono queste note ha avuto modo di misurarsi con la realtà nota come shuanggui (双规)lo schema si ripete identico nelle sue procedure sia nei casi di gravi infrazioni all'etica del partito che in quello di reati contro l'unità nazionale (attivisti per i diritti umani). La persona inquisita scompare senza lasciare traccia né comunicazione alcuna. Per alcune ore la moglie - in genere - coinvolge amici, parenti, laowai per sapere se il marito si è fermato a cena da qualcuno di loro, ha un'amante… insomma le solite cose. Quando dopo dodici ore il silenzio resta compatto allora la situazione diventa, a modo suo, chiara. La persona scomparsa è in stato di arresto: non si sa né dove sia né per quale reato è in stato di arresto. Parenti e amici - se si assumono il rischioso compito di cercare di sapere qualcosa - vengono in genere consigliati di restarsene da parte che la questione è più grande di loro.

In questa prima fase dell'inchiesta la Commissione Centrale di Disciplina e di controllo del Partito (CCDI) ha un potere quasi assoluto. Gli interrogatori si svolgono secondo modalità non contestabili. Il magistrato che in sede processuale dovrà sostenere l'accusa spesso non è nemmeno informato dell'arresto. Solo quando si reputa di avere raggiunto prove certe (sia per la colpevolezza che per l'assoluzione) la commissione si ritira e rilascia l'indiziato ovvero lo affida alla magistratura cinese.

Il sistema ha una sua pretesa di legalità: essendo l'indagine condotta dal partito su uno dei propri membri la questione viene giudicata tutta interna e quindi priva di procedure da rispettare. Ma negli ultimi anni le critiche si sono fatte sempre più numerose: il potere arbitrario degli investigatori, la durata senza limiti della shuanggui che talora può durare alcune settimane o mesi, il conflitto evidente anche per la legge cinese tra i diritti dell'accusato e quello che deve subire durante la shuanggui hanno sollevato molte critiche. Se poi si calcola che si sono verificati casi di decessi per percosse di persone detenute per diverse settimane si comprende perché sull'argomento la sensibilità del partito e dell'opinione pubblica cinese sia estremamente sensibile.

Il problema non riguarda solamente il diritto degli arrestati ad essere difesi e trattati con dignità: c'è qualcosa di molto più importante dietro, che coinvolge meccanismi profondi e complessi della società cinese. Se l'arrestato ha dei diritti da fare valere, se i diritti di cui l'inquisito si avvale sono garantiti da leggi dello stato e da codici e procedure si afferma di fatto il principio che il Partito Comunista stesso è soggetto al rispetto delle leggi emesse dallo Stato e non può in alcun modo considerarsi - come sempre è stato - legibus solutus. 


Il problema - come si vede - va molto al di là della salute dell'arrestato e dei maltrattamenti che in genere subisce o della penosa attesa della famiglia durante un silenzio che può durare settimane. Per tragica che sia questa vicenda personale essa è infinitamente meno importante dello snodo legale che incardina. Inoltre la storia delle società europee attive in Cina e dei contratti di lavoro sottoscritti per il loro personale ha ormai illustrato con grande lucidità all'intera società cinese che una volta che in un sistema granitico viene aperta una fessura (nell'esempio in questione per consentire alle società straniere di assumere e licenziare in Cina, nonché le condizioni a cui possono assumere, ecc. ) è inarrestabile la ricaduta su tutte le altre realtà.

Questo aiuta a comprendere e in qualche modo spiega perché l'abolizione o correzione del shuanggui è questione delicatissima che metterà in moto processi assai più ampi e delicati. Dal 2013 ad oggi si ha notizia di riunioni non ufficiali con professori di legge dell'Università di Pechino per trovare una strada che consenta di coordinare meglio il lavoro investigativo e quello della magistratura senza colpire al cuore il rapporto centrale tra Partito e Stato. Tuttavia gli anni passano e in modo manifesto non si sono ancora registrati passi in avanti in questa direzione.

Nel Gennaio del 2017, anche sulla spinta di una situazione diventata sempre più critica per le dimensioni della Campagna anti corruzione (si parla di quasi 160.000 / 200.000 funzionari di partito processati e condannati) la shuanggui è stata riformata.

Possono sembrare - e sono - cambiamenti minori ma significativi: il periodo di detenzione è stato limitato a un massimo di sei mesi, ogni forma di violenza fisica (dalle urla, agli sputi, le percosse, ecc.) è stata proibita. Gli interrogatori devono essere interamente ripresi da telecamere e ne deve essere conservata la registrazione. E infine le famiglie devono ricevere la notifica dell'arresto entro 24 ore dall'inizio della detenzione.

A conferma - tuttavia - che il problema istituzionale e politico è infinitamente più grave di quello ‘umano' c'è la sorpresa finale: non è una legge dello stato che ha imposto il rispetto di queste condizioni davvero minime di tutela dell'indiziato, ma un codice di autoregolamentazione che il Partito ha dato a sé stesso e ai funzionari che compiono l'opera di shuanggui. 

Le precedenti norme di regolamentazione della shuanggui erano datate 1994: secondo le misure decise allora l'arresto non poteva protrarsi più di tre mesi. Ma non c'erano protocolli da rispettare né procedure di controllo, col risultato che di fatto fino al gennaio del 2017 la shuanggui è stata condotta dagli organi disciplinari del Partito in una situazione di discrezione totale.

La vicenda della shuanggui ripropone così nel concreto di una vicenda disciplinare lo scoglio su cui sembra essersi arenato lo spirito innovatore del partito che sembrava avere avuto un'accelerata negli anni di Hu Jintao e di Wen Jiabao. Gli slogan del congresso ormai imminente confermano ‘priorità della legge', ‘stato di diritto': nei fatti Xi Jinping sta facendo una fatica improba nel portare avanti questa parte della sua agenda politica. Nemmeno in un caso così doloroso e clamoroso come quella della shuanggui è riuscito a fare passare il ‘rispetto della legge' ma ha dovuto accettare - non crediamo con entusiasmo - che fosse il partito a riformare sé stesso respingendo ogni intervento esterno da parte della ‘Legge'.

Sarà un cammino molto lungo quello che porterà la Cina a una crescita dello Stato e una diminuzione del Partito.