27.07.2017

I bambini dimenticati

Li chiamano ‘i bambini dimenticati' letteralmente ‘lasciati indietro'. Sono circa 60 milioni in tutta la Cina, concentrati prevalentemente negli stati del Sichuan, Xinjiang, Anhui. Sessanta milioni: praticamente quanti i residenti in Italia, un numero mostruoso. 

La loro storia coincide con il decollo dell'economia cinese: alla ricerca di lavoro le famiglie si smembrano, i genitori emigrano nelle grandi città. I figli vengono lasciati ai nonni, alla cura del villaggio, di fatto abbandonati. Dopo qualche settimana, quando realizzano di essere soli, i bambini (dai 7 ai 14 anni) si riuniscono in ganghe o branchi come preferiscono chiamarsi. Vivono in genere nei pressi delle stazioni, delle case non occupata. Une percentuale altissima di loro si suicida entro pochi mesi. Mentre stavo finendo il mio STORIE DI UOMINI E DI FIUMI decisi di dedicare un intero capitolo a questo fenomeno quando lessi sui giornali cinesi della disperazione nazionale per quattro fratellini ‘lasciati indietro' che avevano deciso di suicidarsi tutti insieme con un veleno per topi. Oltre il 30% delle bambine viene avviata alla prostituzione. Molti campano di furtarelli e piccoli lavoretti. Il branco che li ha accolti è forza e debolezza: protegge, aiuta a sopravvivere. Ma pretende un rispetto assoluto delle regole del branco. Non è consentito distinguersi. Chi lascia e ricorre all'aiuto degli ospedali o delle molte strutture pubbliche o assistenziali che si occupano del fenomeno viene giudicato un vigliacco, un traditore. Ma in realtà sulla stampa cinese il tema è ricorrente e carico di angoscia. Immagino che in tutto il mondo sia così, che anche in Italia sia sappia quanti sono i bambini abbandonati a sé stessi nelle periferie, nelle regioni più povere. Resto sorpreso comunque e sempre quando entrando nel sito del Consiglio di Stato o della commissione che cito in calce trovo relazioni in abbondanza sul fenomeno e sulle disposizioni prese dal governo per alleviarlo. Suppongo che trovare dati così spietati in luoghi così ufficiali significhi qualcosa in termini di ‘libertà di espressione e di discussione'. C'è una sola prudente vergogna: si preferisce parlarne in cinese. A volte mi mi chiedo cosa sia la democrazia. Non è certamente quella cinese. Ma mostrare in pubblico questi dati in siti del governo e del partito e invitare alla discussione l'intero paese è comunque un caso notabile di trasparenza. La Cina è un meraviglioso e complesso casino!
Sul tema ho dedicato un capitolo - il XXX - nel mio STORIE DI UOMINI E DI FIUMI. Credo meriti leggerlo. Per chi vuole saperne di più le parole chiave sono: 留守儿童, oppure 中华人民共和国国家卫生和计划生育委员会 ovvero National Health and Family Planning Commission.