18.09.2017

Lotta alla corruzione 1

Lotta alla corruzione - Governo locale - Commissione Centrale di inchiesta e di controllo - L'accusa di mascherare lo scontro politico dietro la Campagna anti-corruzione 

Da anni Xi Jinping e il PCC hanno intrapreso una dura lotta contro la corruzione. Non c'è imprenditore occidentale in Cina che non abbia misurato quanto profonda e grave sia la corruzione nell'economia cinese e come coinvolga tutta la società, a ogni livello istituzionale. La corruzione coinvolge il partito, lo stato, il governo centrale e il governo locale. Senza le ‘agenzie' intermediarie che si occupano di fare arrivare il denaro dai corruttori ai corrotti molte aree dell'economia in Cina sono praticamente ferme. La corruzione è la piaga principale dell'amministrazione cinese: si tratta di una verità ben nota a chi segue le vicende cinesi e a chi ha interessi in Cina.

C'è un problema di fondo, che in Storie di uomini e di fiumi è stato affrontato a lungo e in modo dettagliato. La corruzione trova terreno fertile in una mancata crescita dello Stato cinese e delle sue procedure. Gran parte del governo locale è sostanzialmente affidato alla volontà e alla capacità direttiva di dirigenti: mancano le procedure amministrative, mancano le leggi amministrative, le commissioni di controllo. In breve manca tutto quello che in un paese dell'Europa occidentale viene comunemente raccolto nell'ampia definizione di ‘governo del territorio'. Di questa assenza di burocrazia, protocolli e procedure esiste una testimonianza ancora più potente di quanto possano essere le nostre considerazioni. Nello splendido documentario The Chinese Mayor (2014), il regista Zhou Hao affianca con la propria telecamera il sindaco della città di Datong - Geng Yanbo - impegnato nella realizzazione di un'opera meritoria: la ricostruzione delle mura di epoca Tang e Qing della città, distrutte alcune decenni or sono da un'improvvida e incompetente amministrazione. Il documentario è divertente e angoscioso al tempo stesso: tra il sindaco e i problemi non esiste mediazione, uffici comunali, ufficio tecnico. Nulla. Il poveretto passa la giornata a cercare di smuovere l'amministrazione nella direzione da lui voluta e al tempo stesso è chiamato a rispondere ai suoi cittadini sulle questioni anche minimali: non c'è niente e nessuno in mezzo, non un ufficio o un funzionario che possa agire al suo posto. In una pausa dei filmati, in quella che risulta essere una vera e propria intervista (l'unica del film), il regista chiede al sindaco Geng Yanbo  ‘chi glielo fa fare' di affrontare problemi così complessi nella solitudine più totale. La risposta è semplice e scontata al tempo stesso: sono membro del partito, se non io chi?
Ma non tutti sono come il sindaco Geng Yanbo: nel vuoto amministrativo delle province cinesi cresce soprattutto la corruzione. Nulla si muove se non indorando, oliando, pagando.   

Probabilmente tutti i paesi in via di sviluppo condividono una simile realtà. E tuttavia nessun altro paese al mondo ha affrontato il problema con pari, giacobina, determinazione. Da quando Xi è giunto al governo - ma la campagna era già partita con Hu Jintao e Wen Jiabao - esistono importanti siti web cinesi (in cinese) a cura delle commissioni anti-corruzione in cui vengono esposti e raccontati nei dettagli i singoli casi: le denunce pervenute, le indagini effettuate, il processo e la condanna. Sono centinaia i casi, migliaia da quando Xi Jinping ha assunto la guida del partito, che sono esposti all'attenzione di tutto il paese e che costituiscono una sorta di monito permanente. Nel solo ultimo anno almeno 200 leader di importanza nazionale sono stati rimossi dai loro incarichi con l'accusa di non essere stati determinati nella campagna anti-corruzione o di essere loro stessi corrotti.

Assieme ai casi più eclatanti, la stampa cinese nel mese di agosto 2017, certo in vista del congresso, ha messo in luce casi odiosi, intollerabili anche per una cultura come quella cinese che a livello provinciale e locale può essere molto cinica e spietata.
Un rapporto dell'Accademia delle Scienze di questo gennaio raccoglie casi spaventosi che si sono sommati a quelli resi noti quasi giornalmente dalla CCDI (Commissione Centrale di investigazione sulla disciplina del partito, 中国共产党中央纪律检查委员会): I fondi destinati ad alleviare la povertà nelle aree spesso più deboli e meno protette vengono spesso utilizzate dai funzionari di partito - incaricati di occuparsi dei più poveri - per speculazioni personali. Spesso, in un numero davvero infinito di casi, il dirigente locale accetta di versare il denaro alle famiglie indigenti alla sola condizione che queste gli diano una parte del denaro ricevuto (in genere il 50%). C'è una casistica infinita e - al limite - divertente: il dirigente che si tiene i soldi della povertà per aprire un negozio, quell'altro che va a donne, quell'altro che li ha usati per assumere moglie e figlia, quell'altro che approfittando dell'analfabetismo delle persone si è fatto consegnare il libretto delle pensioni e incassa direttamente lui - come privato - i soldi delle pensioni riconosciute dallo stato alle famiglie povere.

E tuttavia, nel momento in cui ci si scandalizza per questo livello di corruzione e di cinismo, non si può fare a meno di notare che sono fonti governative che descrivono e denunciano questo fenomeno. In una sorta di continua lotta interna la testa del partito sembra impegnata a imporre controlli politici e morali sulla base: ma lo stesso controllore è, in realtà, infetto. Sicché ogni giorno compaiono notizie di dirigenti che amministravano grandi compagnie, o grandi città, o talvolta la stessa campagna anticorruzione che sono stati arrestati e inquisiti per lo stesso reato che avrebbero dovuto combattere e denunciare.  

Il problema della corruzione in Cina è serio, serissimo. La vera critica a questa campagna non riguarda tanto il tono giacobino dell'offensiva, quanto la sua debolezza istituzionale. Si ruba con facilità perché non ci sono né norme ne procedure prestabilite a sufficienza per rendere l'atto di amministrare in qualche modo ispezionabile e legato a procedure obbligatorie. Poi si può rubare lo stesso, naturalmente: ma la cosa diviene più difficile se occorre comprare il parere di una commissione, un'amministrazione comunale, un tribunale amministrativo, eccetera.

La destra americana - in qualche modo sostenuta anche da parte della stampa europea - sta trasformando questa campagna in una sorte di resa di conti all'interno del PCC, con Xi Jinping nella parte del leader stalinista impegnato a eliminare con la scusa della corruzione tutti i suoi diretti concorrenti.
Ovviamente se la campagna anti corruzione non giungesse ai più alti livelli si può essere certi che l'accusa sarebbe quella di un ‘partito marcio e corrotto che colpisce i funzionari periferici senza importanza per essere sicuri che i grandi possano continuare a rubare'. 

Il problema della corruzione in Cina è gravissimo e serio. Non si può escludere che sia stato utilizzato, ieri e oggi, anche con finalità politiche. Ma è evidente che un sistema così corrotto può reggersi solo perché ha protezioni importanti ai livelli più alti: una campagna anti corruzione che non giunga ai piani alti del partito perderebbe ogni credibilità, interna e internazionale. Tuttavia il problema è davvero complesso e rimanda alla necessità impellente di costruire - non si può parlare di ‘riforma', non c'è sostanzialmente nulla - il governo locale  e le procedure che ne regolino il modus operandi. Ma questo mette in discussione il ruolo del partito ed è dunque problema assai più complesso di quanto non possa apparire. Come stabilire norme certe e procedure ispezionabili senza ridurre il potere del partito? Come ottenere che il partito approvi di essere sottoposto al controllo delle leggi? E' il grave dilemma politico e istituzionale che dal 2002 - anno di arrivo al potere di Hu Jintao e Wen Jiabao - non è stato ancora risolto. Uno snodo cruciale per il futuro del paese.

Parola chiave: shuanggui / 双规